venerdì, Luglio 31, 2026
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ADELPHI: NOVITà IN LIBRERIA.

Azar Nafisi, “Leggere Lolita a Teheran “

( traduzione di Roberto Serrai )

In libreria dal 4 aprile.

Il libro.
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze tremende, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi in un’impresa fra le più ardue, e cioè spiegare a ragazzi e ragazze esposti in misura crescente alla catechesi islamica una delle più temibili incarnazioni dell’Occidente: la sua letteratura. Il risultato è uno dei più toccanti atti d’amore per la letteratura mai professati – e insieme una magnifica beffa giocata a chiunque tenti di interdirla.

L’autore.
Azar Nafisi ha insegnato in vari atenei della capitale iraniana, prima di essere espulsa dall’Università di Teheran nel 1997 per essersi rifiutata di portare il velo. Oggi insegna Letteratura inglese alla Johns Hopkins University.

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Manlio Sgalambro, “La conoscenza del peggio “

Piccola Biblioteca Adelphi

in libreria dal 4 aprile

Il libro.
«All’uomo non conviene considerare, riguardo a se stesso e riguardo alle altre cose, se non ciò che è l’ottimo e l’eccellente; e inevitabilmente dovrebbe conoscere anche il peggio, giacché la conoscenza del meglio e del peggio è la medesima» dice Platone in un passo del Fedone. Tuttavia, aggiunge Sgalambro, la filosofia si è invece legata strettamente solo al «meglio», tanto da identificarvisi, e lo stesso Platone non ha affrontato minimamente la conoscenza del peggio che raccomandava. Vi è stato, certo, un «pessimismo che si assunse il compito di avere a che fare col pessimum, ma passando attraverso la sofferenza», e facendoci pagare i lugubri stati d’animo del pessimista, mentre «solo dopo il dolore» compare il vero pessimismo. Verso quest’ultimo, dunque, non può che condurci un «fanatico della verità» come Sgalambro – e il «metodo pessimistico» sarà lo strumento conoscitivo di chi, come lui, «è stato gettato in pasto al pensiero». Un metodo che Sgalambro, filosofo asistematico per eccellenza, trasmette qui con il libero flusso di un pensiero erratico capace di suscitare inattese accensioni nella mente del lettore. Ma per tornare sempre, lungo un percorso le cui diversioni compongono in realtà un disegno di grande coerenza, al tema dominante, fulcro di un’opera filosofica fra le più notevoli dei nostri tempi.

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Irène Némirovsky, “Jezabel”

( traduzione di Laura Frausin Guarino )

in libreria dal 4 aprile

Il libro.
Quando entra nell’aula di tribunale in cui verrà giudicata per l’omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l’affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l’ombra di Jezabel, l’ombra che nell’Athalie di Racine compare in sogno alla figlia: «Non ne aveva, il dolore, smorzato la fierezza; / aveva anzi, ancora, quella finta bellezza / mantenuta con cure, con espedienti labili, / per riparar degli anni le sfide irreparabili». Sì, è ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla «sfiorata a malincuore, con mano cauta e gentile», quasi si fosse limitato ad accarezzarla, e le donne presenti nell’aula si sussurrano con golosità i nomi dei suoi innumerevoli amanti. La condanna sarà lieve, solo cinque anni: l’arringa della difesa ha invocato l’attenuante del movente passionale. Ma qual è la verità – quella verità che Gladys Eysenach ha cercato a ogni costo di occultare, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda, dichiarandosi senza mezzi termini colpevole, e supplicando i giudici di infliggerle la pena che merita? Capace come pochi altri scrittori di scavare nell’animo femminile con chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svelerà il vero, ma inconfessabile movente dell’omicidio ripercorrendo dall’inizio la storia fiammeggiante e tormentata della ricca, seducente, invidiata Gladys Eysenach: una donna che dagli uomini è stata amata con furore e dedizione assoluti, e che sopra ogni altra cosa ha voluto continuare a esserlo, e per riuscirci ha calpestato con inconsapevole e disperata ferocia chi le stava attorno – arrivando fino a uccidere.