venerdì, Luglio 31, 2026
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Al termine Schermi d’Amore 2007

I vincitori tra retrospettive e Femme Fatale

“Andata e ritorno: viaggio attraverso la passione senza confine”. E’ questo il leit motif dell’undicesima edizione del festival scaligero “Schermi d’amore”. Una varietà di film per lo più diretti da registi famosi ha offerto una vasta gamma di sentimenti quasi tutti dai toni drammatici, essendo stata la realtà del mondo presente o appena trascorso, argomento di molti di essi. Numerosi gli inediti fra i settanta film presentati accanto a retrospettive, anteprime, video. Elevato il numero di autori stranieri. Non sono mancati i temi alti come nel film di apertura Miguel e William della regista Elena Anaya, che ha al centro una sfida fra Cervantes e Shaskespeare che si contendono l’amore di una nobildonna.

La contestata presenza di due film di Tinto Brass e dell’autore stesso ha dato alla rassegna l’occasione di allargarsi verso l’osè e di riaffermare la propria completa libertà da pressioni di ogni sorta. L’occasione è stata offerta dal lancio del libro Sogno di un paesaggio fra cielo ed acqua a cura di Gianfranco Beltrame, Paolo Romano e Ferdinanda de Laurentis dedicato ai rapporti fra la città di Rovigo e il cinema. In questa sezione si sono volentieri rivisti fra l’altro Il grido di Antonioni e La donna del fiume di Mario Soldati. Una interessante rassegna è stata dedicata a un regista non molto noto in Italia e venerato e super premiato in Francia, Bruno Dumond. Si sono visti in questa retrospettiva storie tragiche di orrore sulla guerra (Flandres, del 2006) e storie di riscatti dopo una vita di abbruttimento (L’età inquieta, del 1999). Pulsioni, ansie, crudezze costituiscono la cifra comune dei suoi film nei quali, però, spira anche una catartica sete di ritorno alla purezza.

E’ continuata la serie dedicata alle Femmes Fatales. Quest’anno la sezione aveva come titolo “Peccato che sia una canaglia: 60 anni di femme fatale” e attorno ad essa si è svolto un convegno diretto da Piera Detassis che ha analizzato la seduzione femminile vista dal nostro cinema. Si tratta per lo più di versioni caserecce e bonarie di questo prototipo di donne bellissime e passionali che finiscono però per suggerire l’immagine di una donna madre anziché quella di seduttrice spietata. Tra le retrospettive in programma “Gerardo Herrero en hombre sin fronteras” con ben 18 film; il regista è stato fra i primi a valorizzare il cinema latino-americano caratterizzando le sue opere per l’impegno umano, sociale, politico che le anima.

Dieci i film in concorso, inediti in Italia. Fra questi un melo-noir Daisy diretto da Andrew Lau. Triste e di dolente attualità So long, my heart girato con attori professionisti e non, che esplora la solitudine degli anziani nelle case di riposo.
Alla figlia di un mito, Jean Gabin, si deve Le passeger d’été di Floreance Moncorgé Gabin. Con toni più o meno leggeri si parla della lotta per sopravvivere in un mondo sempre più ostile ove pare che anche i sentimenti debbano lottare per sopravvivere.

Il premio “ Calzedonia” al miglior film è stato assegnato, sorprendendo un po’ tutti, al lavoro della regista peruviana Judith Vélez La prueba, una squisita opera “on the road” dallo stile decoroso, ricco di tematiche sociali e di paesaggi suggestivi ripresi con maestria.
Atteso invece, il meritato premio speciale Stefano Reggiani (Ordine dei giornalisti del veneto) all’applauditissimo film di due registi svizzeri Oliver Paulus e Stefan Hillibrand So long, my heart del 2006: opera che ha saputo elevare la sofferenza umana a un valore di tenera umanità e alta poesia.