CIMAP! Cento italiani matti a Pechino. Con tappa a Locarno

Titolo autoironico per il nuovo documentario di Giovanni Piperno

Documentazione di una ‘cura’: 77 malati mentali che, viaggiando su un treno da Venezia a Pechino con 130 tra familiari, operatori sanitari, volontari delle associazioni e psichiatri, imparano a vivere insieme, ad adeguarsi, a sopportarsi, ma anche ad aiutarsi e a volersi bene, trovando nello spazio circoscritto di questo particolare mezzo di trasporto, spesso accogliente, spesso claustrofobico, un luogo in cui condividere le loro esperienze di genitori, di malati e di terapeuti.

Questo era l’intento che si erano prefissate l’associazione Anpis e il movimento Le parole ritrovate, due realtà da anni impegnate nello studio di cure alla malattia mentale all’interno del servizio sanitario pubblico italiano che, insieme al Ministero della salute guidato dall’allora ministra Turco, avevano commissionato il lavoro al regista Giovanni Piperno.
Ma poi grazie alla magia delle telecamera e delle anime incontrate durante le due settimane di riprese, questo documentario è diventato molto altro.
_ “Volevamo far capire che il mondo della follia o meglio della diversità è un mondo denso di ricchezza e di positività – dichiara il regista al termine della prima proiezione pubblica – Stimola l’idea che il mondo della sofferenza sia pervaso di sofferenza ma anche da momenti surreali e umoristici”.

In 12.000 chilometri percorsi in 20 giorni l’occhio della telecamera non è rimasto fisso sulla totalità di questa realtà di uomini e di donne che si adattano gli uni ai ritmi degli altri, ma ha “stretto” sull’esistenza soprattutto di 4 malati: Andrea spesso esilarante durante le sue cronache telefoniche per la radio italiana e dotato di una sensibilità spesso disarmante, Vincenzo che da schivo, con molta fatica si concede al regista come non era mai riuscito a fare neppure con il suo terapeuta, regalandoci grandi verità con semplicità e a volte inconsapevole crudeltà. E poi Natasha e Jacopo.

Come sottolinea il curatore della sezione “Ici & Allieurs”, Maurizio di Rienzo: “in questo documentario c’è molto equilibrio tra il paesaggio esterno e il paesaggio interno con il quale abbiamo a che fare, con il quale ci sembra di dialogare – e poi ironizza – nella giornata di apertura dei giochi olimpici noi arriviamo qualche ora prima a mostrare una Pechino non censurata ma bella nella misura in cui così l’hanno vista i componenti di questa piccola comunità italiana in viaggio”.
Ci si sofferma anche sull’azzeccata scelta della colonna sonora: “Ho sentito per la prima volta i RinneRadio una sera, portando i miei figli al circo finlandese che faceva tappa a Roma. Quando mi hanno proposto il film ho pensato che potessero comporre musiche originali per questo lungometraggio” dichiara il regista.

Giovanni Piperno che ha iniziato come assistente operatore (tra gli altri anche di Giliam e Scorsese) e che oggi dirige e spesso produce i suoi documentari, prima di concludere l’incontro, ci tiene a ringraziare la piccola troupe di 5 persone con le quali ha realizzato 50 ore di girato “ricevendo un contributo speciale da tutti” per poi ricordare la figura della persona ricordata alla fine dei titoli di coda, Marco Tommasini “un politico senza una stretta appartenenza partitica che a Parma aprì gli spazio anche per gli anziani, per i bambini. Potenziò le case di accoglienza perché la sua era la politica degli ultimi”.

In sala, con il regista e poi sul palco ci sono anche Andrea, qualche genitore, qualche operatore e prendendo la parola uno psichiatra afferma: “Forse ad alcuni di voi potrà essere sembrata un’esperienza un po’ folle quella che abbiamo vissuto ma speriamo sia CONTAGIOSA! Ma crediamo che insieme si possa fare e anche trovare un livello di convivenza possibile”.
Durante il film si vive con leggerezza parte di questo viaggio, si ride sinceramente con Andrea e si prova una leggera malinconia seguendo le espressioni e le parole di Vincenzo ma è difficile uscire dalla sala, sulle note di “Serenata a Pulcinella” cantata dal malato napoletano, al termine del film, senza conservare indelebile nella mente il fotogramma duro di Jacopo davanti alla vasca enorme dei pesci. Siamo consapevoli, come mai prima, che queste persone si sentono in trappola dentro qualcosa che non possono gestire e le parole di Andrea esplicano tutto questo: ”Forse un giorno troveranno una cura e riprenderemo il possesso della nostra vita”.

Segnaliamo anche la scelta molto scrupolosa dei selezionatori che hanno mostrato nello stesso giorno quello che potrebbe essere considerato il padre del progetto diretto da Piperno, cioè il film di Nelo Risi, poeta e regista che nel 1968 diresse “Diario di una schizofrenia”. Anche in quel caso si trattava del documentare una terapia psicanalitica mostrando non solo il paziente ma anche la passività di due genitori, incapaci di capire il male della figlia.

Regia
Giovanni Piperno
Montaggio
Paolo Petrucci
Fotografia
Raoul Torresi (a.i.c.)
Suono
Fabio Santesart
Musica
RinneRadio
Produttore esecutivo
Franco Pannacci
Prodotto da
Carlo Gavaudan
Franco Pannacci
Luisa Pistoia
Montaggio del suono
Riccardo Spagnol
Aiuto regia
Emanuele Svezia
Operatori
Giovanni Piperno e Raoul Torresi
Grafica
Stefania Pochesci
Una produzione
Ministero della Salute e Ruvido Produzioni
Durata
82’