venerdì, Luglio 31, 2026
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Common Ground – Corderie dell’Arsenale

L’architettura non avviene per caso

Quest’anno l’arduo compito di direttore della 13. Esposizione Internazionale di Architettura è stato assegnato a David Chipperfield, il quale ha scelto di intitolare questa Biennale “Common Ground”.
La questione centrale posta da Chipperfield agli addetti al settore è la seguente: nel mondo contemporaneo caratterizzato da un forte individualismo, che in architettura si riflette nel boom delle “archistar”, è ancora possibile individuare delle tematiche comuni?

In questo caso l’incontro di diversi architetti internazionali ha fatto emergere un substrato comune in diversi settori, alcuni architetti hanno fornito una risposta tecnica, altri sociale o storica.
La mostra risulta dunque diversa, ma al tempo stesso omogenea perché legata al medesimo filo conduttore. Lo stesso Chipperfield ci tiene a proporre una continuità all’interno dell’esposizione, riproponendo più volte negli spazi dell’arsenale le particolari vedute fotografiche di Thomas Struth, o iniziando e concludendo la mostra alle corderie con alcuni progetti di Rafael Moneo, il cui merito è stato quello di avere contestualizzato sempre i propri studi con l’ambiente che doveva poi ospitarne il risultato. L’importanza di questa metodologia è ribadita da Chipperfield all’entrata delle corderie dell’arsenale, dove lo spettatore viene accolto da alcuni elementi tipici della città di Venezia come una vera da pozzo e la struttura delle edicole metalliche presenti nei campi; gli stessi caratteri tipografici scelti per la mostra richiamo lo stile dei “nizioleti” veneziani. Ancora una volta dunque, si vuole sottolineare l’importanza del contesto entro il quale il progetto si sviluppa.

Altro aspetto importante e vincolante all’interno della Biennale è stata la decisione di obbligare gli architetti a collaborare tra loro per partecipare all’esposizione, stimolando così il dialogo e trasformando la Biennale di Architettura in un laboratorio attivo in grado di proporre delle discussioni.
Anche se la maggior parte dei progetti proposti, correlati da plastici e disegni, comunica soprattutto con gli addetti al settore, la mostra può essere apprezzata da un pubblico di profani.
Incanta Gateway di Foster & Partners che riproduce sul pavimento la personale enciclopedia dell’architettura di Sir Foster, mentre lungo le pareti vengono proiettate alcune immagini legate alla nostra quotidianità, selezionate da un gruppo di colleghi.

Oltre alla linea che propone un’architettura non invasiva, in armonia con il paesaggio grazie all’utilizzo di materiali e tecniche del luogo ospitante ( il lavoro di Anupama Kundoo ), all’attenzione al contesto e al costante riferimento a precedenti storici, l’esposizione presenta una “linea dal basso” cioè una modifica dell’ambiente che scaturisce direttamente e spontaneamente dalla popolazione e che in questa rassegna sembra la “carta vincente”.
Ne sono un esempio il riutilizzo dello storico aeroporto di Tempelhof ad opera degli abitanti della città di Berlino che l’hanno trasformato da zona abbandonata a luogo di raccolta durante il tempo libero; oppure il caso della Torre David, presentato dal gruppo Urban-Think Tank che ha vinto il Leone d’oro documentando e promuovendo un’insolita trasformazione di una torre di 45 piani abbandonata a Caracas, di cui la popolazione venezuelana si è riappropriata arrivando in pochi anni ad occuparne ben 23 piani e trasformandola in una micro città con case, negozi e punti di ritrovo.

Un’architettura, dunque, sempre più a contatto con la collettività, dove gli architetti stessi sentono la necessità di comunicare con la popolazione per individuarne i bisogni e creare in primis un progetto utile e non invasivo. Cito a proposito il caso emblematico del Giappone post-tsunami dove lo staff di Kazuyo Sejima si è recato nei villaggi distrutti dalla furia naturale per parlare con la popolazione. L’architettura non è più un mostro sacro intoccabile, al contrario può essere influenzata da fattori esterni positivi o negativi ( si veda il progetto presentato da Herzog & De Meuron), perché in questo nuovo millennio la giusta direzione è quella che conduce a un dialogo tra le parti.