Sono le 21.15, le luci si spengono e, sulle prime note di “Non è una favola”, ecco apparire Cristiano De André. Il teatro è il Toniolo di Mestre che, seppur non avendo fatto registrare il tutto esaurito, ci si è avvicinato molto. Sul palco, ad affiancare Cristiano, solo tre musicisti: Osvaldo Di Dio alla chitarra, Davide Devito alla batteria e Davide Pezzin al basso. Ci penserà lo stesso Cristiano, nel corso della serata, a impreziosire il tappeto ritmico fornito dai tre strumenti, destreggiandosi con uguale naturalezza tra violino, pianoforte, chitarra acustica e bouzouki.
A introdurre lo sviluppo del concerto è lo stesso Cristiano: la prima parte seguirà l’esatta tracklist del suo più recente album, Come in cielo così in guerra, mentre la seconda sarà dedicata alla musica del padre, con la rivisitazione di quei brani già proposti nel fortunato tour De André canta De André. Arrangiamenti più rock e più attuali che, come afferma con orgoglio lo stesso Cristiano, gli hanno consentito di far scoprire la musica del padre alle giovani generazioni.
Cristiano è un “figlio di…” un po’ sopra le righe, con quel cognome così pesante e costantemente costretto a quel paragone così difficile, complici una somiglianza nella voce e nell’aspetto fisico con il padre veramente impressionanti. Da questo confronto, paradossalmente, è riuscito a liberarsi proprio nel 2009, quando, in un certo senso, ha deciso di fare il gioco del suo pubblico, e mettersi alla prova proprio con i brani di Fabrizio. E finalmente è arrivata la consacrazione, tardiva e ancora non sufficiente, per uno dei cantautori italiani più bravi e completi.
Come in cielo così in guerra, sarà lo stesso Cristiano a dirlo nel corso del concerto, è un album che parla di casta, di soprusi e di quarant’anni di politica che non ha funzionato. Il pubblico è composto, salvo poi esplodere in scroscianti applausi al termine di ogni brano. Prima traccia del disco, e canzone di apertura del concerto, è Non è una favola, di cui il giornalista Massimo Poggini ha dato una sua interpretazione, leggendola come metafora della storia di Silvio Berlusconi ([qui-> http://pensieri-parole.max.gazzetta.it/2013/10/03/la-canzone-che-parla-del-cav-di-cristiano-de-andre/], il link all’articolo nel suo blog su Max/Gazzetta dello Sport). Quindi il concerto prosegue con Credici, la dolce Ingenuo e romantico, terminando con La bambola della discarica, autentica poesia in musica. Testo scritto insieme Oliviero Malaspina e musica di Corrado Rustici. Il tricolore si trova afflosciato al centro del palco. Dietro di lui, i quattro musicisti in piedi, immobili, con le braccia conserte a celebrarne il funerale. Probabilmente uno dei momenti di maggior impatto emotivo dell’intero concerto.
Tra un brano e l’altro, Cristiano è un autentico fiume in piena. Dimenticatevi le battute facili a cui, con una malcelata sorta di captatio benevolentiae, si abbandona la maggior parte dei suoi colleghi, per immergervi in discorsi, talvolta sconnessi, che fanno emergere la genuinità di un musicista che canta quello che vede e quello che prova. E questo nel nome di un’arte che, oltre a seguire i canoni di bellezza, vuole essere concreta, e non necessita di maschere o forzature.
Conclusa la prima parte dedicata ai suoi pezzi, Cristiano omaggia il padre con dodici canzoni tratti da De André canta De André. Rivisitazione dei brani, vestiti ora in chiave rock, alla cui esecuzione dal vivo ha dato un contributo fondamentale la chitarra di Osvaldo Di Dio.
Ad aprire la seconda parte di concerto è Ottocento, in cui Cristiano duetta con Fabrizio. Ancora, due pezzi tratti da Storia di un impiegato, album che Cristiano ritiene essere stato mal interpretato dalla critica. L’ideale a cui si ispirava il padre era quello anarchico, inteso come ripartizione naturale dei propri doveri, senza il bisogno di alcun potere superiore agli altri. Nella mia ora di libertà e Verranno a chiederti del nostro amore, da brividi solo piano e voce. Ancora, Smisurata preghiera, che Cristiano definisce una della più belle poesie di sempre. Fino a risolvere in un crescendo rock con Quello che non ho e Fiume sand creek.
A concludere, i due bis: Notti di Genova, brano acustico di Cristiano, intima e nostalgica dichiarazione d’amore alla Genova degli anni Settanta. E l’immancabile Il pescatore, autentica esplosione di suoni. Perfetto compimento del concerto di uno dei migliori cantautori italiani che, nonostante abbia già varcato la soglia dei cinquant’anni, siamo sicuri abbia ancora tanto da raccontare.
Ecco la scaletta del concerto al Teatro Toniolo di Mestre:
NON E’ UNA FAVOLA:
1) Non è una favola
_ 2) Disegni nel vento
_ 3) Credici
_ 4) Il mio esser buono
_ 5) Il vento soffierà
_ 6) Ingenuo e romantico
_ 7) Sangue del mio sangue
_ 8) Vivere
_ 9) La stanchezza
_ 10) La bambola della discarica
DE ANDRE CANTA DE ANDRE:
11) Ottocento
_ 12) Se ti tagliassero a pezzetti
_ 13) Nella mia ora di libertà
_ 14) Smisurata preghiera
_ 15) Verranno a chiederti del nostro amore
_ 16) Andrea
_ 17) La cattiva strada
_ 18) Un giudice
_ 19) Creuza de mä
_ 20) La canzone di Marinella
_ 21) Quello che non ho
_ 22) Fiume sand creek
BIS
23) Notti di Genova
_ 23) Il pescatore
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio





