giovedì, Luglio 30, 2026
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DUE COME…GINO PAOLI E DANILO REA

Il live al Teatro Comunale di Modena

Non è bastata una pioggia torrenziale a intimorire i modenesi che ieri sera hanno quasi riempito il Teatro Pavarotti per Gino Paoli e Danilo Rea, protagonisti di un concerto intimo, una serata per ascoltare i più grandi successi di Paoli e altri capolavori del miglior cantautorato italiano, ma non solo.

Il repertorio è eterogeneo e spazia da Una furtiva lagrima di Donizetti, a Time after time, da Sapore di sale a Vedrai vedrai di Tenco. Addirittura varia di sera in sera, come si legge sulle note di sala.

Quello che più stupisce del duo Paoli-Rea è sicuramente l’affiatamento e il feeling palpabile, maturato nel corso negli anni: da “Un incontro in Jazz”, alla pubblicazione degli album Milestones e Auditorium Recording Studio e che ora si consacra con quest’ultimo Due come noi che… appena uscito.

Laddove Gino accelera o rallenta, o si ferma e poi prosegue, Danilo lo segue con attenzione. “Fra noi – dice Paoli – c’è un’alchimia che mai è esistita”.
A farla da padrone sul palco è sicuramente il timbro inconfondibile di uno degli autori e interpreti più autorevoli della canzone italiana. La sensibilità e il garbo di Paoli sono una cifra stilistica che già di per sé è una garanzia. Sulle note di O sole mio qualcuno del pubblico accenna un canto timido, per poi, alle prime note di la Canzone dell’amore perduto di De André e di Che cosa c’è, chiudersi in un ascolto di rispettoso silenzio.

L’accompagnamento di Rea è preciso e ben si armonizza con il caratteristico “rubato” di Paoli, anche se a tratti rischia di sfociare in esercizio di stile. I virtuosismi – scenografici – in fortissimo, che pur sempre strappano l’applauso, non sempre si accordano con l’atmosfera generale, intima e raccolta. Si sarebbe potuto azzardare di più dal punto di vista degli arrangiamenti. Più jazz, forse, e meno pop.

“Per me la poesia è un modo di guardare le cose, un modo di vivere, è una strana signora che arriva inaspettata su una strada di periferia, una di quelle strade che sembrano bagnate anche quando sono asciutte…”. Così Paoli introduce la splendida “Albergo a ore”, nella versione italiana di Herbert Pagani. Un brano splendido, forse ingiustamente poco noto, che inciso da Paoli già nel 1969, ora diventa quasi un racconto, arrangiato e interpretato in modo terribilmente poetico.

I bis sono d’obbligo, e così sulle numerose chiamate del pubblico, ecco di nuovo Paoli e Rea sul palco con Una lunga storia d’amore e Senza fine. Standing ovation e tutti a casa, di nuovo, sotto la pioggia.