sabato, Agosto 1, 2026
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“HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE” di Joanne K. Rowling

Harry VS. Colui-che-non-deve-essere-nominato

Avada Kedavra e Expelliarmus. Per il loro scontro finale, Harry e Voldemort usano gli stessi incantesimi già utilizzati alla fine del quarto libro. E’ una lotta che avviene in una Hogwarts distrutta dalla battaglia tra gli amici di Harry e i Mangiamorte, un duello nel quale al Signore Oscuro viene spiegato il perché dei suoi fallimenti passati, un combattimento atteso da entrambi da lungo tempo.

Harry Potter e i doni della morte è l’ultimo libro di una saga iniziata nel 1997, che ha appassionato e accompagnato nella loro crescita milioni di lettori (bambini, ragazzi e non solo) in tutto il mondo. Salvo ripensamenti improvvisi di Joanne Kathleen Rowling, non verranno raccontate le avventure di un Harry adulto o in crisi di mezz’età. Dunque, la soddisfazione che si proverà leggendo l’ultima pagina del romanzo sarà inevitabilmente accompagnata da un senso di tristezza per l’addio che si dovrà dare ad un amico conosciuto dieci anni fa, seguito attraverso i segreti di Hogwarts e le difficili prove postegli davanti dal suo destino di Prescelto. Tutti i nodi della storia vengono definitivamente sciolti, dall’uccisione di Silente per mano di Piton, alla distruzione degli Horcrux, fino allo “scontro del secolo” tra Harry e Voldemort. La fantasia di Miss Rowling straripa in quest’opera, le domande che i lettori si erano posti alla fine del sesto libro trovano finalmente una risposta, che quasi mai è quella più ovvia. L’unica cosa che si potrebbe rimproverare alla scrittrice è di aver fatto morire troppi amici di Harry, dopo che già la fine di Sirius Black e quella di Albus Silente erano stati colpi non da poco, ma basta il capitolo finale (dal titolo “Diciannove anni dopo”), così delicato e commovente, per perdonarla.

Dieci anni sono trascorsi da quando, nel 1997, la casa editrice inglese Bloomsbury Press offrì ad una sconosciuta scrittrice scozzese una modesta somma, duemila sterline, per il manoscritto di Harry Potter e la Pietra Filosofale o da quando, sempre quell’anno, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, Arthur A. Levine, direttore editoriale della Scholastic Press, acquistò i diritti stranieri per la pubblicazione di quello stesso testo per l’astronomica cifra di centomila sterline. Harry Potter è cresciuto e si è avverata la profezia contenuta ne “Lo Specchio della Stampa”, fatta dopo l’uscita dei primi due volumi: “Harry Potter diventerà ben presto un’icona dell’immaginario collettivo”. Dal mezzo milione di copie venduto in Inghilterra in pochi mesi dal primo libro, si è passati alle librerie tenute aperte a mezzanotte per permettere alle schiere di fan del maghetto di entrare subito in possesso delle ultime opere di Miss Rowling.

Si può dire quasi che sia nato un filone “potteriano” della letteratura, nel quale vanno ricompresi non solo i sette volumi delle avventure di Harry, ma anche “Gli animali fantastici: dove trovarli” e “Il Quidditch attraverso i secoli” (scritti dalla stessa Rowling), i libri che hanno cercato di sviscerare il fenomeno Potter (La maga dietro Harry Potter di Marc Shapiro, I magici mondi di Harry Potter di David Colbert, solo per citarne alcuni) e più in generale, tutte quelle opere per ragazzi scritte negli ultimi anni, nelle quali la magia e il soprannaturale l’hanno fatta da padroni (il ciclo de “La bambina della Sesta Luna” in Italia, quello dei vampiri di Twilight negli Stati Uniti, addirittura in Cina si scrivono libri con protagonisti Harry e un suo coetaneo cinese).
Non pare esagerato sostenere allora che questo ragazzo sia stato il protagonista della fine del vecchio millennio e dell’inizio del nuovo.

J.K. Rowling, Harry Potter e i doni della morte, 2008, Salani, pp. 697, € 23,00.