venerdì, Luglio 31, 2026
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“IL RAGAZZO E LA COLOMBA” DI Meir Shalev

Questa terra è ancora nostra?

Israele. Yair è una guida turistica, che spesso accompagna vecchi americani rugosi a fare bird watching. Con una moglie bella ma poco comprensiva, con una madre amatissima morta da poco, con un fratello che gli è indifferente, con un padre che chiama Padrevostro e con un’amante che va e viene, il nostro eroe spera di aver trovato il senso della sua esistenza in una casa, che vuole tutta per sè.

Edito da Frassinelli, l’ultimo romanzo di Meir Shalev ruota intorno al tema del ritorno a casa, un tratto che è consustanziale alla tradizione ebraica e che Shalev prova a colorare di nuovi toni. Alternando una storia del passato, calata durante la guerra contro gli arabi del 1948-49, con il racconto del presente il cui protagonista è la guida turistica Yair, il romanziere cerca un filo conduttore tra l’eroico mondo che fu e l’ordinaria attualità, ma probabilmente non riesce a trovarlo.
Sul piano simbolico, è essenziale il ruolo dei piccioni viaggiatori, a modo loro, eroi di guerra (il che segna la distanza dalla pratica del bird watching). Essi – si scopre – in realtà non viaggiano, tornano semplicemente a casa. Da qui deriva la loro infallibilità, dal fatto di essere mossi da un unico desiderio: il ritorno. Il riferimento alla diaspora ebraica, perciò si fa trasparente, come appare chiaro il rimando al nostro protagonista, la cui unica ambizione risiede nel trovare una casa che sia solo sua.

Però, a fronte di un discorso cristallino, si fatica a lasciarsi affascinare. Forse perché la narrazione è troppo colloquiale e poco sognante o forse perché, arrivati a metà libro, che consta di 400 pagine, si ha l’impressione che lo scrittore si sia già giocato le carte migliori. Impressione che, purtroppo, trova conferma nel prosieguo della lettura. In ciò ha un peso decisivo la scomparsa del personaggio più compiuto del romanzo: la mamma di Yair. La donna, con i suoi atteggiamenti eccentrici (saluta la propria casa quando vi entra e chiede a suo figlio di fare altrettanto), con le sue piccole anarchie, è un grande ritratto che si concentra però solo nella prima parte del romanzo, per poi cedere il passo allo stesso Yair.
Così, quanto sembrava tendere ad un commovente memoriale dedicato alla madre (il “tu” del narratore è rivolto alla donna) si commuta pian piano nella cronaca mediocre delle in-azioni di Yair.

E allora, la causa del parziale fallimento de Il ragazzo e la colomba va colta, forse, nel suo protagonista: ottuso, antipatico, probabilmente anaffettivo, sicuramente passivo al cospetto della vita. E Yair è tutt’altro che un moderno personaggio novecentesco, un anti-tragico “eroe senza qualità”. Yair appare come un inconsapevole guscio vuoto, rimpolpato di quando in quando dall’incontro con altre persone; incapace comunque, al di là del ricordo della madre, di costruire e tessere il “dramma” intorno alla sua esistenza e alle sue radici. Un presente sin troppo “ordinario” dunque, tanto da non far scattare neppure il rimpianto per la “fase eroica”.