Il 10 agosto il Casinò di Venezia ha ospitato uno degli spettacoli più atipici del panorama musicale: “The Rocky Horror Show” nella versione originale di R. O’Brien – London Musical Theatre. Non solo una performance ma un vero e proprio evento, una sorta di convention per i fedelissimi.
Alle spalle ci sono trent’anni di successi teatrali e cinematografici, fans accanitissimi in tutto il mondo, raduni annuali con abbigliamenti transylvani. E anche in questo caso non sono mancati spettatori agghindati proprio come gli attori: guêpière, giarrettiera e calze a rete. E durante tutto lo spettacolo si sentivano gridare le battute della sceneggiatura per il pubblico in risposta a quelle degli attori.
Proprio così, esiste una sceneggiatura per il pubblico, un linguaggio iniziatico, che crea una complicità esilarante tra palco e platea. E anche se gli spettatori erano perlopiù neofiti (più precisamente erano vergini, secondo il gergo del Rocky Horror!), gli attori stessi, pretendendo una viva partecipazione, spiegavano cosa urlare di volta in volta.
Ma come può capire un profano il motivo di questo successo travolgente? Certamente, chi si è ritrovato inconsapevole in un simile ambiente, si sarà sentito un po’ spaesato, per lo meno all’inizio. Come Brad e Janet, i protagonisti della vicenda, che, giovani e illibati, si ritrovano faccia a faccia con una sessualità sfacciata, e senza limiti. Smarrita la strada nel temporale, bloccati da una gomma a terra, i due ragazzi decidono di chiedere aiuto in un castello poco distante. Lì vi trovano una miriade di personaggi in vesti discinte, spesso vicine al sado-maso e soprattutto incontrano il padrone, Frank un eccentrico travestito. Dopo l’orrore iniziale, Brad e Janet finiscono per acclimatarsi ai costumi del castello al punto da sperimentare tutte le “specialità della casa”.
Frank intanto rivela loro di essere uno scienziato prossimo al compimento della sua opera suprema: la creazione di un ragazzone biondo e muscoloso. Rocky, l’uomo perfetto che soddisferà le sue voglie smisurate. Questa sorta di Big-Jim, dal cervello e il cuore da bambino, diventerà un po’ la mascotte di tutto il gruppo. A colpo d’occhio egli si presenta opposto a tutti nel castello. Biondo, atletico, solare, ingenuo, sprovveduto, e privo di ogni venatura gotica che impregna tutto l’ambiente. In ogni caso, compie il suo dovere di… macchina-del-sesso.
Ad un tratto scopriamo che Frank è un alieno giunto sulla Terra. Egli ha già assimilato così bene la natura umana e i suoi vizi da esserne diventato schiavo. E questo non è ammissibile, prima di tornare sul pianeta Transylvania, due alieni giustiziano Frank,e Rocky. Brad e Janet vengono restituiti alla società in preda al loro destino e ai sensi di colpa. Ora non sono più gli stessi e Janet non diverrà mai la moglie di Brad.
Rocky Horror Show – The Original London production di Richard O’Brien






