Dopo due anni di silenzio discografico esce il nuovo album di Riccardo Sinigallia, che rivela tutte le potenzialità del cantautore romano.
Riccardo Sinigallia viene sempre associato ai Tiromancino, gruppo con cui ha firmato molti successi come “Strade”, presentata a Sanremo, “La descrizione di un attimo”, “Muovo le ali di nuovo” e “Due destini”, ma Sinigallia è anche altro. La sua storia musicale inizia alla fine degli anni Ottanta, periodo in cui comincia a lavorare con altri artisti emergenti. Questo percorso lo porta agli inizi degli anni Novanta a collaborare con Daniele Silvestri, Max Gazzè, Niccolò Fabi e Frankie Hi NRG. Tutte queste esperienze lo porteranno, una volta arrivato nei Tiromancino, a formare un sound misto tra elettronica e chitarre, un suono notturno accompagnato da testi poetici e delicati. Qualità che si ritrovano anche nel suo primo album da solista uscito nel 2003, di cui si ricorda il singolo “Bellamore”.
“Incontri a metà strada” ci porta naturalmente un Riccardo Sinigallia artisticamente più maturo, che riesce a far confluire le sue influenze musicali e le sue collaborazioni passate. Un album sicuramente corale, che è nato anche dall’impronta lasciata dai musicisti che hanno partecipato alla composizione e alla registrazione dell’album, come Filippo Gatti, Emidio Clementi, Stefano Diana, Matteo Chiarello, Francesco Zampagliene, Laura Arzilli, Vittorio Cosma, e molti altri.
La musica rarefatta, ma con punte elettroniche e uno sguardo alla musica psichedelica degli anni Sessanta, viene nutrita di testi notturni, che mirano a far emergere la poesia della vita che scaturisce da un incontro, da un allontanamento, che rimangono appena sussurrati anche quando le parole diventano affilate come coltelli.
L’album risulta omogeneo, compatto, si intravede un filo che lega le dieci canzoni che allo stesso tempo riescono ad essere indipendenti. Un bel disco, che porta l’ascoltatore a vedere la realtà da un altro punto di vista, come in un sogno ad occhi aperti, che si insinua leggero nell’ascoltatore ma che in definitiva lascia un segno.





