I genitori di Thet Sambath furono vittime del regime dei Khmer rossi nella Cambogia degli anni Settanta, uccisi insieme ad altri due milioni di persone. Sambath, reporter di un quotidiano di Phnom Penh, ha così deciso di usare la maggior parte del suo tempo e dei suoi soldi, a costo di trascurare la moglie e i figli, nel tentativo di rintracciare alcune persone che si macchiarono di quel crimine e di raggiungere, in particolare, Nuon Chea, il braccio destro di Pol Pot, conosciuto come il “Fratello Numero 2” del regime.
Un lavoro di ricerca durato anni, per trovare la confidenza di quelle persone e infine indurle a parlare, ad ammettere le loro azioni. Un progetto diventato, con ostinazione, film. Un film come terapia: affrontare il passato per avviarsi verso il futuro.
Thet Sambath fa il giornalista reporter. Lavora per l’American Refugee Committee come paramedico sul confine tra Cambogia e Tailandia; è interprete per la United Nations Transitional Autorithy in Cambogia e lavora per inchieste sui diritti umani per LICADHO. Nel 1994 inizia l’attività di produttore, traduttore e operatore per molte televisioni, come la BBC, la NBC, la WGBH Frontline e la NHK.
Rob Lemkinè il fondatore e direttore della Old Street Films. Ha prodotto e diretto più di 50 documentari per la BBC, Channel 4, ITV, Sky, The History Channel (US) e Arts and Entertainments. Ha vinto numerosi premi in Inghilterra e all’estero e i suoi reportage appaiono nei documentari prodotti da BBC, C4 e ITV. Dal 2001 al 2004 dirige la redazione di documentari d’inchiesta di Britain’s Channel Four News.
La visione di Enemies of the people è un’esperienza forte. Questo documentario racconta un momento molto tragico della Cambogia, quello dei Kmer Rossi che tra il 1975 e il 1979 si macchiarono di crimini imperdonabili contro la popolazione. È vero che questa storia è stata raccontata diverse volte. Ma l’approcciarsi di questi due registi a quello che successo è diverso. Pur rispettando una classicità nel raccontare quegli episodi, il loro modo di avvicinarsi al numero due di Pol Pot crea un risultato filmico nuovo.
In occasione della presentazione di questo documentario al 20° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, abbiamo incontrato i due registi, con le immagini e la storia raccontata ancora vivida nella mente.
Enemies of the people è un’indagine, parla del processo di questa indagine. È lampante come si mostri, con quest’opera, di come il passato sia sempre attuale.
Come ha iniziato a prendere forma questo documentario?
Thet Sambath: La mia famiglia è stata tra i due milioni di vittime dei Kmer Rossi. Ho cercato di documentarmi sulla devastazione compiuta tra il ’75 e il ’79. Ho letto anche molte ricerche effettuate da stranieri su questi assassini. Spesso in Cambogia ho trovato vittime di quel regime, che non sanno niente, nel senso di causa, di quello che è successo.
Io mi sono sempre fatto tante domande. Ed è per rispondere a queste domande che ho iniziato a fare ricerche. Ho visto cambogiani accusarsi l’un l’altro di quello che è successo o accusare paesi stranieri. Tutti si domandano come è possibile che sia accaduto ciò.
Spero che questo mio lavoro sia utile per i Cambogiani per capire. Spero che tramite questo documento si possa capire e non ripetere i gravi errori. Le persone devono smettere di uccidere ed andare avanti senza odio.
Non deve essere stato facile realizzare quest’opera senza lasciarsi trascinare dalle emozioni…
Thet Sambath: Non ho mai versato lacrime in pubblico. Solo durante la notte!
Ho smesso di piangere, poi, fino al ’95, perché dovevo trovare una via per capire. Ho letto molti libri, anche stranieri, ma non riuscivo a trovare quello che cercavo.
Quindi ho capito che dovevo parlare direttamente con i Kmer Rossi… sono partito dai ranghi più bassi, fino arrivare al numero due di Pol Pot. E così sono riuscito ad ottenere l’intervista.
Alcuni mi hanno accusato di sorridere mentre mi trovavo accanto a lui. Ma questo è il mio modo di fare, è la mia natura, che può essere anche una strategia!
La prima volta che ho parlato con lui ho provato una forte emozione negativa… e mi sono reso conto che dovevo interrompere o non avrei mai realizzato quello che volevo. Non potevo farmi prendere dalla vendetta. Ho cercato un modo pacifico per relazionarmi. Anche se non è stato facile, soprattutto davanti a una persona che continuava a rispondermi “Non lo so!” “Non so niente!






