Si concluderà l’8 ottobre la mostra “L’ultimo Romanino”, allestita nella Pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia. Costituisce un’appendice della più grande, completa e pubblicizzata esposizione del Castello del Buonconsiglio di Trento, e non si propone una visione completa della carriera artistica del pittore, ma piuttosto uno sguardo specifico sulla sua ultima fase.
La Pinacoteca Tosio-Martinengo è la pinacoteca della città di Brescia; è stata riallestita di recente e conserva opere di Raffaello, Lotto, Savoldo, Moretto, Ceruti (Il “Pitocchetto”) e Romanino, per citare i più noti. Le tre opere della mostra sono inserite nel percorso espositivo della collezione permanente: sulle tre pareti della sala apposita si trovano “La Vocazione di Pietro e Andrea”, prestata dalla chiesa monastica di San Pietro apostolo di Modena, “San Paolo e quattro santi” e “La Vergine incoronata dalla Trinità con san Domenico e altri santi”, queste ultime due provenienti da due chiese bresciane.
Si alza imponente l’enorme pala di Modena, che a causa delle sue dimensioni e di un pessimo sistema di luci accusa dei riflessi che non permettono al fruitore di ammirarla nella sua completezza, con un solo colpo d’occhio. E’ un peccato, perché è molto bella: possiede le sue peculiarità espressionistiche, i toni sono scuri, tenebrosi da fare pensare ad un paesaggio leonardesco, in molte zone le pennellate sono energiche, sfrangiate, istintive, simili a quelle di Jacopo Tintoretto e di una certa fase di Tiziano; la luce proviene da destra e tocca illuminandoli alcuni punti, creando un accennato chiaroscuro che è l’antenato di quello ormai compiuto, maturo e portato alle estreme conseguenze del Caravaggio; la figura centrale di Cristo è grandiosa, la verticale continua più in alto con l’espediente dell’albero: così Romanino taglia in due la composizione, a sinistra i malati rannicchiati sulle rive in attesa dei miracoli di Cristo, che però è intento a chiamare i due pescatori appollaiati a destra sulle barche.
“San Paolo e quattro santi” ha una composizione più accademica: la nicchia architettonica dipinta contiene le cinque figure, tra cui si distingue, al centro e in primo piano quella di San Paolo; si suppone qui la collaborazione di un altro artista, Lattanzio Gambara, che fu suo allievo nonché genero; l’opera è comunque ritoccata da pesanti restauri “estetici” ottocenteschi.
Ne “La Vergine incoronata dalla Trinità e santi” colpiscono soprattutto gli abili tocchi di pennello, mutuati da Tiziano, che rendono gli effetti luministici sui panneggi.
La carriera di Romanino si snoda soltanto cronologicamente in parallelo a quella di un altro grande pittore bresciano: Alessandro Bonvicino detto il Moretto, al fianco del quale si troverà a dipingere nel 1521, suddividendosi gli spazi, la Cappella del Sacramento nella Chiesa di San Giovanni a Brescia. Dopo il primo periodo che sottostà alla pittura veneziana, che secondo Roberto Longhi perdura senza incertezze fino al 1517, quando il Romanino sviluppa un linguaggio più personale lavorando al Duomo di Cremona, la sua pittura si avvia in direzione anticlassica; Romanino guarda ora all’arte tedesca, portata in Italia settentrionale in modo decisivo da Durer.
Il Testori, allievo di Longhi e grande estimatore del Romanino, ne sottolinea la volontà – quando fosse possibile, committenza permettendo – di rappresentare una realtà contadina, decisamente in contrapposizione con lo stile invece più aulico del Moretto. Viene in mente, a questo proposito, ancora una volta il Caravaggio, che amava rappresentare i soggetti sacri in modo anticonvenzionale, nella stessa direzione rispettosamente pauperistica; come per la prima versione del San Matteo, commissionata per San Luigi dei Francesi e rifiutata a causa della sgradita novità concettuale.
“L’ULTIMO ROMANINO. SACRO E PROFANO NELLE OPERE TARDE DI GIROLAMO ROMANINO”
Dal 21 giugno al 8 ottobre 2006
Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Orari di apertura: 10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00 (chiuso lunedì)
Info e prenotazioni: 030.2977834






