Perché un libro sull’amore? Inizia così l’ultimo saggio di Umberto Galimberti che questa volta analizza il primo sentimento umano.
La risposta è che nel nostro tempo, che è quello della Tecnica, lo spazio dell’amore sembra essere l’unico in cui l’io può veramente esprimere sé stesso, e dove quindi cerca la sua realizzazione al di fuori della nostra società organizzata in cui l’individualità si declina esclusivamente secondo idoneità e funzionalità al sistema di appartenenza.
Presa come data questa configurazione del sentimento amoroso, il prof. Galimberti prosegue analizzando passo dopo passo tutte le variabili che incidono nella relazione amorosa, e tutto ciò che ad essa è connesso, rivelando così quella cantena attorcigliata che attanaglia la nostra anima, che dall’amore trae vita.
Amore e trascendenza, amore e sacralità, amore e odio, amore e passione, uno dopo l’altro si susseguono i capitoli del libro e della trattazione su Amore, che Galimberti costruisce anche qui con la lucidità di pensieri e la rete di riferimenti che è solito portare nei suoi scritti.
Si approda alla fine a quella che è la sensazione più antica – e probabilmente l’idea più evocativa – di Amore, che ognuno di noi ha provato in maniera più o meno differente nella sua vita: la follia.
E’ affidata infatti al Simposio di Platone la chiusura del libro, ovvero a quel mito “romantico” per cui Amore è colui che cerca di medicare l’umana natura lacerata dalla perdita della sua originaria perfezione, e il sentimento in cui “gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliano l’uno dall’altro. […]. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno di noi vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.”
Feltrinelli 2004, 8.00 Euro






