“Lost” – Sesta stagione

Al di là del mare (6x15)

Terz’ultimo appuntamento con Lost, stavolta con un episodio speciale, tutto in flashback e privo dei nostri soliti protagonisti. Si parla della storia dell’isola, di tempi antichi e di lotte fratricide. È un episodio che non ha mancato di dividere il pubblico, ma che comunque vadano le cose finirà tra le puntate simbolo della serie.

Una nave naufraga in prossimità di un’isola che ben conosciamo. Non ci è dato sapere in che epoca siamo, ma alcuni indizi fanno supporre che manchino ancora diversi secoli (secondo alcuni 2000 anni) allo schianto del volo 815. Claudia, incinta di due gemelli, sembra essere l’unica superstite. Viene salvata da una donna, che prima la aiuta a far nascere i bambini (per i quali è pronto un solo nome, Jacob), e poi la uccide. Come la Rousseau e Claire, dunque, Claudia partorisce sull’isola ma suo figlio verrà cresciuto da qualcun altro. I due ragazzini crescono con quella che credono essere la loro vera madre, convinti che al di là del mare non vi sia nulla, e passano il tempo a cacciare e a giocare a Senet (uno dei giochi più antichi del mondo, molto comune nell’antico Egitto). I tre sono sull’isola per una ragione: proteggere una luce sul fondo di una cascata, quella luce che si trova dentro ogni essere umano e che l’uomo vorrà prendere, con il probabile risultato di spegnerla lì e in tutto il resto del mondo.

Ma il fratello di Jacob ha un animo curioso e, spinto dalla visione della vera madre, si unisce agli altri uomini che arrivarono sull’isola il giorno della sua nascita. Passano gli anni, ma il rapporto tra Jacob e il fratello non si scioglie. Quest’ultimo è convinto di aver trovato il modo per lasciare l’isola, proprio sfruttando quella luce con una ruota in fondo a un pozzo. La madre però non è intenzionata a permetterglielo, e dopo aver ricoperto il pozzo e ucciso tutti gli uomini, conferisce a Jacob il ruolo di protettore dell’isola, in sua sostituzione. Dopodiché viene uccisa dall’altro suo figlio, che per vendetta viene gettato nella cascata con la luce da Jacob. Ciò che ne esce è il mostro di fumo, mentre il cadavere del fratello e quello della madre verranno deposti da Jacob in una grotta, per poi venire ritrovati secoli più tardi da Jack e compagni.

Si sapeva da qualche tempo che questo quindicesimo episodio sarebbe stato dedicato a Jacob e al suo rivale, e avrebbe quindi costituito il capitolo più importante della genesi dell’isola. Naturale che, con simili premesse, le aspettative fossero molto alte. Altrettanto ovvio, quindi, che l’episodio non avrebbe soddisfatto tutti. Ed è proprio quello che è accaduto: Across the sea ha diviso gli spettatori, guadagnandosi insieme agli elogi anche delle critiche mai così feroci. Abbastanza facile, se vogliamo, capirne le ragioni. A visione ultimata, infatti, il quadro della situazione invece di essere più chiaro è forse addirittura più nebuloso. Per essere precisi, manca quasi tutto quello che riguarda la mitologia di base dell’isola: nessun accenno al Tempio, alla statua egizia, ma neppure alle vere origini di tutto. Alla fine l’unica cosa chiara è che anche Jacob e il fratello, così come la madre, erano normalissimi esseri umani, delle pedine finite per caso (o per volere del destino) in qualcosa più grande di loro, che neppure loro conoscono. La storia di un po’ tutti i personaggi della serie, insomma. Ma a questo punto, se non lo conoscono loro, è impensabile che potremo mai conoscerlo noi, visto che non è stato spiegato in un episodio del genere.

Alcune risposte sono anche arrivate, ma più di qualcuno ha comunque storto il naso. Al di là del fatto che a quanto pare il nome del “nemico” non ci è mai stato rivelato perché… non ne ha mai avuto uno, lascia più di qualche perplessità la questione della ruota. Intanto perché sa un po’ di “scorciatoia narrativa” il fatto che il fratello di Jacob arrivi a capire che, collegando la ruota all’acqua e alla luce, potrà lasciare l’isola. E poi non è chiaro come possa la madre riempire il pozzo e sterminare tutti quegli uomini da sola, se è vero che il fumo nero “nascerà” solo di lì a poco. Inoltre, chi ha effettivamente messo lì la ruota in seguito? C’è poi la fatidica questione dei cadaveri di Adamo ed Eva. Secondo le dichiarazioni di Lindelof & Cuse, infatti, quella doveva essere la prova decisiva che la conclusione di Lost era già nelle loro menti sin dalla prima stagione. Non si capisce come dovrebbe farlo però, visto che i cadaveri sono quelli di due personaggi che sono stati introdotti in questa stagione o addirittura in questo stesso episodio. Oltretutto, proprio nell’occasione che ci hanno anche fatto rivedere con le immagini tratte dall’episodio 1×06 (La casa del Sol Levante), Jack ipotizza che quei cadaveri siano lì da “almeno 40 o 50 anni”, e non migliaia.

In ogni caso, è giusto ammettere che l’episodio non è certo da buttare, e ha gli elementi per farsi apprezzare. Intanto è stato coraggioso costruire un’intera puntata priva dei personaggi regolari del cast (escluse ovviamente le scene tratte dalla prima stagione). Inoltre vengono ripresi tanti dei temi portanti di Lost: nell’episodio ci sono il contrasto tra scienza e fede, si parla di peccato e redenzione, e poi ovviamente si analizza l’ennesimo problematico rapporto tra genitori e figli, comune a tanti dei nostri protagonisti. Bello poi il ribaltamento di prospettive tra i due fratelli. Mentre Jacob all’inizio è fedele alla madre, il fratello è attirato dagli uomini e dal loro mondo. Ma, dopo aver imparato a conoscerli, finirà per disprezzare la loro natura, al punto di ripetere le stesse parole della madre («Arrivano, combattono, distruggono e corrompono. È così che finisce sempre»). Jacob, viceversa, finirà per credere in loro e nella loro possibilità di redenzione.

Tuttavia, è inevitabile che rimanga un po’ di amaro in bocca, e la sensazione di aver sprecato un’occasione. Le cose da dire erano talmente tante che forse sarebbe stato meglio se, al posto dei famigerati flash sideways, questa sesta stagione si fosse concentrata sui flashback dell’isola stessa. Una puntata così poteva andare bene una stagione fa, anzi forse sarebbe stata accolta come l’ennesimo capolavoro. Ma non a questo punto della storia, no. A infastidire in particolare è l’atteggiamento degli autori: l’alone di mistero è andato bene finora, ma adesso sa un po’ di presa in giro. Affermazioni come «Non sei ancora pronto», «Perché sei speciale» e «Ogni domanda a cui rispondo porta solo a un’altra domanda» a questo punto della storia rischiano di far assomigliare il tutto a una parodia della serie stessa. Mancano ancora tre ore di trasmissione, niente catastrofismi, ma è indubbio che la fiducia nelle risposte che avremo non sia mai stata così bassa.

TITOLO ORIGINALE: Across the sea
PRIMA TV USA: 11 maggio 2010 – ABC
PRIMA TV ITALIA: 19 maggio 2010 – Fox
SCRITTO DA: Damon Lindelof & Carlton Cuse
DIRETTO DA: Tucker Gates
GUEST STARRING: Ryan Bradford (Bambino in Nero), Kenton Duty (Jacob bambino), Allison Janney (Madre), Lela Loren (Claudia), Mark Pellegrino (Jacob adulto), Titus Welliver (Uomo in Nero).