venerdì, Luglio 31, 2026
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Piera Detassis intervista Edwige Fenech

Premio Femme Fatale, Femministe Fatale

Nella sala della Gran Guardia di Verona, la direttrice della rivista Ciak, Piera Detassis, ha movimentato la discussione tra registi e critici cinematografici, conversando con ironia e vivacità con l’attrice Edvige Fenech, incoronata simbolo della femme fatale nella serata conclusiva del festival “Schermi d’amore” a Verona.
La Fenech è stata presentata come l’attrice il cui corpo ha attraversato l’immaginario collettivo, calpestando con la sua nudità i personaggi maschili.

Alla domanda su come si muoveva e si sentiva nelle scene dei suoi film, anche in quelli più pruriginosi, la protagonista di tante commedie erotiche all’italiana risponde: “Per me era un fatto naturale. Tutto mi scivolava addosso. Non ho mai giocato all’erotismo, alla femme fatale. Non avevo l’intenzione di provocare, di eccitare. Ero una ragazza che recitava naturalmente, senza artifici. Dimenticate – sorride – che ho fatto film anche di azione in cui era difficile essere erotica. Rivendico di essere stata nella vita trascorsa una donna coraggiosa. Mi sono battuta nel mio lavoro. Ho combattuto senza bandiere. Ho avuto coraggio a partorire a ventidue anni, un bambino. Non ho accettato per ben tre volte la chiamata delle case di produzione americane, per non abbandonare l’Europa e la mia famiglia. E non ho rimpianti. Si, certo non ho mai avuto né invidie né rimpianti”.

Alla domanda quali film le stanno più a cuore, la Fenech risponde che è una domanda difficile da esaurire. Si limita a ricordare il film che l’ha lanciata in campo mondiale, L’insegnante. E’ fiera di aver lanciato un genere con titoli come La liceale, La Supplente ecc… tutti surrogati del suo prodotto. Ne cita altri ma non se li ricorda tutti, anche perché, confessa, non li ha voluti vedere, specie quelli che chiamano spinti.

“Quale film non avrebbe fatto mai?”, insiste la Detassis.
L’attrice si schernisce, rispondendo che non sarebbe delicato accennare a qualche film di cui si sarebbe pentita. Non per lei ma per la troupe e il regista in questione.
“Perché si è ritirata ancor troppo giovane dallo schermo?”, chiede la Detassis.
“Si, ho smesso a trent’anni. Ho lavorato con attori e registi di prestigio. Mi considero una donna vincente. Però mi ero stufata di dover fare la bella ragazza senza che considerassero che dentro di me crescevo in consapevolezza, maturandomi. Non volevo più apparire come una bamboletta. Sentivo il desiderio di scegliere il mio ruolo di donna matura e riflessiva. Mi sono detta: se non fosse successo un cambiamento verso un ruolo più impegnato nella sceneggiatura, mi sarei ritirata. Invece continuavano a propormi ruoli superficiali e per questo coraggiosamente ho lasciato la professione di attrice. Come per magia però mi è arrivata la richiesta di una rassegna che ha avuto molto successo a Canale Cinque. Successivamente passai alla RAI-TV”. La Fenech continua poi dicendo di essere stata la prima delle attrici a introdursi nel campo della produzione. Anticipa – dietro richiesta della intervistatrice – il suo futuro ventilando la progettazione di un kolossal dedicato a “Giulietta e Romeo”, visto, sottolinea, da un occhio esterno. Ma nulla fa trapelare di più.
Che rientri a fare l’attrice come ha già parzialmente fatto accettando una piccola parte in Hostel 2 del regista Eli Toth? Si dice che sia tempestata da Tarantino per un suo rientro ufficiale nel mondo del cinema con il ruolo che l’ha resa celebre…