sabato, Agosto 1, 2026
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ROSSO. LA FORMA INSTABILE

Medardo Rosso alla Fondazione Guggenheim di Venezia

L’affermarsi del Verismo nell’Ottocento, influenza anche la scultura sia nelle opere monumentali che affollano le piazze celebrando le italiche glorie, sia nella scultura di genere, con risultati piuttosto modesti se si eccettua la personalità di Vincenzo Gemito abile plastificatore, a tratti geniale.

Tutt’altra aria si respira con l’opera di Medardo Rosso (1858-28). Egli rappresenta, infatti, l’approdo finale di quell’impressionismo scultoreo proprio della scuola lombarda, in particolare di Giuseppe Grandi, tentando di trasferire sulla materia grezza l’equilibrio plastico che la scapigliatura, specie Ranzoni e Cremona, aveva cercato di riprodurre sulla tela attraverso l’uso sapiente del chiaroscuro e del colore. La ricerca impressionista viene però, ben presto abbandonata e rimane l’informale, questa negazione della materia che vuole annullare la propria consistenza e la sua massa. In Rosso l’opera nasce dapprima come cera con la spatola che funge da pennello per la sua personalissima arte. Influenzato dall’esperienza plastica di Rodin durante il suo soggiorno a Parigi, ignora il monumentalismo a favore di soggetti che hanno come protagonisti gente umile, comune, interessato a cogliere momenti lirici di vita quotidiana.

A questo artista la Fondazione Guggenheim di Venezia dedica una preziosa mostra (dal 23 settembre al 6 gennaio) realizzata in collaborazione col Museo Rosso di Barzio (Como) dove l’intero lascito dell’artista e l’archivio sono sono stati conservati per tre generazioni di discendenti e sono attualmente curati dalla pronipote Danila Marsure Rosso. La mostra presenta l’opera nella sua poliedrica complessità rivalutando l’artista anche come precursore dell’avanguardia mettendo in secondo piano la prevalente visione di Rosso come simbolista legato all’ambiente della scapigliatura milanese. Ricca di sculture, cere, gessi, bronzi, fotografie, collage, ritagli (spiccano fra le altre opere la serie delle Rieuse, l’Ecce Puer, la Femme a la Voilette) questa esposizione può inoltre vantare una suggestiva scenografia che ha il merito di riprodurre clima e modus operandi dell’artista.

Emerge dall’insieme la potenza innovatrice di questo artista definito nel catalogo da Paola Mola “Maestro della spezzettatura, del modo che nasconde, della rapidità bruciante nell’apparente trascuratezza e noncuranza”. Si vedono in mostra opere uscite per la prima volta dai musei come il ritratto di Henri Rouart, collezionista, prezioso mecenate per l’artista che si sentiva un po’ esule nella capitale francese, concesso dalla galleria d’arte moderna di Milano. Perfezionista, egli considera le sue opere come lavori in fieri nelle quali ritorna a più riprese fino a quando la materia risulta plasmata tale quale è stata concepita nella sua mente. La serie di opere con lo stesso soggetto ha spesso messo in difficoltà i critici nel dare loro una giusta successione cronologica; dopo tre anni di lavoro di ricerca filologica, indagine su documenti di archivio ora questa difficoltà è stata superata e questa suggestiva esposizione ne è la testimonianza evidente, preziosa.

Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701
I-30123 Venezia
Orario:
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre
Informazioni generali
tel: 041.2405.411
fax: 041.520.6885
e-mail: info@guggenheim-venice.it