Primavera 2006 (7 marzo-11 aprile)
Prende il via il 7 marzo il nuovo ciclo di Verso Sera, intitolato Universi d’autore tra doc e fiction, che propone proiezioni in diverse sale torinesi (Centrale, Fratelli Marx, Olimpia 2, Empire, Due Giardini) tutti i martedì fino all’11 aprile.
All’insegna del cinema d’essai più rigoroso, l’edizione primaverile della rassegna dedicata ai soci dell’Aiace propone sei titoli, come di consueto penalizzati da passaggi in sala troppo frettolosi, che spaziano dalla fiction al documentario, genere in crescita costante e destinato a imporsi sempre più di frequente anche nella normale programmazione.
Si inaugura con Mary, l’ultima fatica di Abel Ferrara, che ritrova lo slancio e la convinzione dei suoi film migliori e si prosegue con Dark Water, di Walter Salles, elegante rivisitazione di un horror giapponese di culto, per avventurarsi poi ne L’ignoto spazio profondo di Werner Herzog, fanta-docu visionario contro il consumismo globale. Salvador Allende, l’intenso e militante documentario di Patricio Guzmán sul presidente cileno “dimenticato”, si affianca idealmente a Manderlay, la nuova riflessione di Lars Von Trier sulle contraddizioni dell’epopea sociale americana, mentre con Il Sole, terzo capitolo della tetralogia di Aleksandr Sokurov sul potere, ci si sposta, sempre sul fil rouge della rievocazione storica, nel Giappone sconfitto dell’imperatore Hirohito.
PROGRAMMA
Martedì, 7 marzo
Cinema Centrale, ore 18
Mary (id.) di Abel Ferrara con Juliette Binoche, Matthew Modine, Stefania Rocca, Heather Graham, Forest Whitaker (Italia/USA 2005,83′)
Tre storie, tre ossessioni intrecciate, tre persone che non riescono a ritrovare se stesse. Ferrara racconta la storia di Marie, un’attrice che resta ingabbiata nella parte di Maria Maddalena, di Tony, un regista perso nella contemplazione di sé, e di Ted, un giornalista televisivo che sta facendo uno special su Gesù Cristo. Girato con uno stile avvolgente e sinuoso, con la macchina da presa che sta addosso ai personaggi e pedina il loro girovagare, Mary è un flusso ininterrotto, narrativo e di coscienze, dove le esplosioni, le rotture si rincorrono, da Gerusalemme a New York, da un anno all’altro, da una sala cinematografica a uno studio televisivo a una sinagoga. Il privato e il collettivo si mescolano in tutti gli angoli del mondo. Mary ha una forza compatta e tormentosa che non si arresta mai. (Emanuela Martini)
Martedì, 14 marzo
Cinema Fratelli Marx, ore 18
Dark Water (id.) di Walter Salles con Jennifer Connelly, Tim Roth, Dougray Scott, Pete Postlethwaite, John C. Reilly (USA 2005, 105′)
Il regista di I diari della motocicletta che rifà l’horror materno di Nakata Hideo? Lesa maestà. Invece no. Nel riproporre la vicenda Salles e lo sceneggiatore Rafael Yglesias scelgono di eliminare lo spavento fine a se stesso, e parlano di madri che non ce la fanno a reggere il peso delle responsabilità di ruolo, di ereditarietà asfittica, di claustrofobia affettiva, di sacrifici mortali necessari. La regia è rigorosa, e ha il coraggio di prendersi il suo tempo (è dunque molto lontana dall’horror di cassetta); lo sguardo sulla struttura schiacciante della metropoli, prigione dell’uomo come dello spirito, è molto convincente e Jennifer Connelly dà un’ottima prova d’attrice. Non serve confrontarlo con l’originale: Dark Water riesce a elaborare le stesse argomentazioni con coscienza contestuale e direi perfino politica. (Pier Maria Bocchi)
Martedì, 21 marzo
Cinema Olimpia 2, ore 18.30
L’ignoto spazio profondo (The Wild Blue Yonder) di Werner Herzog con Brad Dourif, Franklin Chang-Diaz, Ellen Baker, Roger Diehl (GB/USA/Francia/Germania 2005, 81’)
Herzog non fa film, fabbrica Ogm, organismi geneticamente modificati. Corpo documentario, testa fantascientifica, mente psichedelica. Così, ne L’ignoto spazio profondo, l’ultimo alieno rimasto grida la sua rabbia e la sua solitudine in un monologo che è anche invettiva contro il consumismo globale. La storia del genere umano diventa un’avventura interstellare senza happy end. Le creature gelatinose nel gelo dei mari artici ci riportano agli astronauti che volteggiano privi di gravità nell’abitacolo dello Shuttle. Perché Herzog attinge (anche) agli archivi della Nasa, e il suo fanta-docu ironico e visionario mostra quanta follia ci sia nella normalità, e viceversa. Vedi gli scienziati, veri, che preconizzano una Terra ridotta a parco naturale su cui passare le vacanze dopo anni di lavoro su qualche gelido pianeta. (Fabio Ferzetti)
Martedì, 28 marzo
Cinema Centrale, ore 18
Salvador Allende (id.) di Patricio Guzmán con Patricio Guzmán, Jacques Bidou, Alejandro Gonzáles, Isabel Allende Cile 2004, 100′
Guzmàn era uno dei registi di punta del cinema cileno all’epoca del governo di Unidad Popular. Documentarista, il destino ha voluto che la sua testimonianza più importante la dovesse ultimare dopo (e su) il golpe: La batalla de Chile. Tutt’altro spirito dietro questo film. Il tema qui è l’oblio di Allende: un viaggio nella memoria, in città dove nessuno sembra voler ricordare la storia della sinistra cilena. Seguiamo una biografia del politico, la sua ascesa a presidente, i tentativi degli Usa di farlo saltare. Di Allende si spiegano le radici ideologiche, il suo non-marxismo, la sua fede nelle istituzioni democratiche nonostante tutto. Il film è appassionante, emoziona e indigna. E, come spesso accade in questi casi, la parte più istruttiva è l’intervista all’allora ambasciatore americano, che racconta con cinismo i metodi del governo e della Cia. (Emiliano Morreale)
Martedì, 4 aprile
Cinema Empire, ore 18
Manderlay (id.) di Lars von Trier con Willem Dafoe, Danny Glover, Lauren Bacall, Bryce Dallas Howard Danimarca/Svezia 2005, 139′
Seconda tappa della trilogia americana di Lars von Trier. Cambia la protagonista, ma non l’impostazione scenica e drammaturgica. Mentre sta tornando in città col padre gangster, Grace finisce in un paese, Manderlay, dove i neri sono schiavizzati dai bianchi. La ragazza, chiama a raccolta la teppaglia del padre e a suon di mitra inculca ai paesani d’ogni colore la democrazia. Sarà, l’affrancamento forzato, vera libertà? Tre i nuclei tematici nel nuovo film dell’anarchico danese: l’ipocrita interventismo “umanitario” Usa, come in Iraq; la schiavitù dei neri come grande argomento rimosso della cultura americana; l’immaturità della comunità afroamericana come precisa responsabilità dei bianchi. Manderlay è declamatorio, schematico, provocatorio, denso, moralista, scorretto, scomodo, come sempre Von Trier. (Mauro Gervasini)
Martedì, 11 aprile
Cinema Due Giardini, ore 18
Il Sole (Solnze) di Aleksandr Sokurov con Issei Ogata, Robert Dawson, Kaori Momoi, Shiro Sano, Shinmei Tsuji (Russia/Francia/Italia/Svizzera 2005, 115’)
Il sole di Sokurov, è il terzo capitolo di una tetralogia del potere, dopo Moloch (Hitler) e Taurus (Lenin). Hirohito è colto nei mesi che videro due eventi cruciali: l’annuncio della resa agli Usa e quello in cui il sovrano rinunciò alla condizione di dio in terra. La storia diventa un kammerspiel che riflette gli accadimenti macroscopici nella dimensione di una poetica realtà minimalista. Il protagonista, stupendamente interpretato da Issey Ogata, si muove nell’ombra delle catacombe del palazzo imperiale, circondato dalla devozione degli accoliti. Se Chaplin strappò molte risate incarnando Hitler, qui Sokurov propone un Hirohito non privo di sfumature umoristiche. Forse l’idea è nata dalla constatazione di MacArthur che i giapponesi vinti si presentarono come un popolo di bambini, inconsapevoli delle crudeltà perpetrate. (Maurizio Porro)
Ingresso gratuito riservato ai soci Aiace
Info: Aiace Torino 011.538962; www.aiacetorino.it; e-mail: aiacetorino@aiacetorino.it




















