La prima giornata dell’Edera Film Festival 2025 si è conclusa con un panel dall’impronta green; l’evento speciale ha visto come protagonisti il Comune di Treviso e Fondazione Sylva, che da anni si occupa di promozione del valore paesaggistico e culturale del nostro paese.
L’occasione da celebrare è l’assegnazione del premio European Green Leaf 2025 alla città di Treviso, riconoscimento dato dalla Commissione Europea alle città più piccole che si impegnano attivamente in un percorso di sostenibilità. La capacità del comune trevigiano di coinvolgere i giovani nelle tematiche ecologiste e la comunicazione innovativa attuata negli ultimi anni hanno portato al raddoppio degli alberi presenti in città, oltre a sensibilizzare gli abitanti su delle questioni sempre più urgenti. Durante la serata si sono susseguiti gli interventi di Mario Conte, sindaco di Treviso e di Luigi de Vecchi, presidente di Fondazione Sylva, moderati da Saskia Terzani.
A completamento del panel è stato proiettato il documentario del 2014 “Il Sale della Terra“, diretto dal pluripremiato regista tedesco Wim Wenders e da Juliano Ribeiro Salgado. L’opera si focalizza sulla vita e sulla produzione del noto fotografo e fotogiornalista Sebastião Salgado, padre del co-regista. La scelta di mostrare questa pellicola non è casuale perché si tratta sia di un omaggio ad un artista recentemente scomparso, che della valorizzazione delle scelte green del singolo. Salgado nasce come economista ma durante una missione in Africa per conto della Banca Mondiale scopre la sua passione per la fotografia; intraprende quindi una proficua carriera che lo porta fino alla celeberrima agenzia Magnum Photos. Negli anni ’90, dopo un’esistenza passata a riprendere luci e ombre del mondo, insieme alla moglie Lèila decide di agire in modo attivo sull’ambiente che lo circonda. Il fotografo non abbandonerà mai l’amato bianco e nero fortemente contrastato e non smetterà di ritrarre gli emarginati, anche se sceglie di concentrare molte delle sue energie nella terra natìa: l’amato Brasile.
Wim Wenders dipinge un intimo ritratto del compianto Sebastião Salgado, con la delicatezza e la sensibilità che gli sono proprie. La narrazione si alterna tra la storia fotografica di un artista da sempre dotato di un occhio particolare per le sofferenze umane e ambientali e la sua scelta di dedicare parte della vita alla riforestazione della Mata Atlantica brasiliana attraverso la fondazione dell’Instituto Terra. “Il Sale della Terra” compie una decina di anni ma non è mai stato più attuale di ora, progetti come quello di Salgado assumono oggi un significato mastodontico. Abbiamo prova tangibile di come l’intervento di un solo uomo possa, nell’arco di trent’anni, cambiare sensibilmente un paesaggio e influenzare l’esistenza di chi lo abita. Wenders ci porta nella quotidianità di uno dei più famosi fotografi di sempre; da reporter e osservatore di tumultuosi cambiamenti sociali e climatici ora Salgado diventa protagonista e ad essere celebrato è il suo impatto sul territorio.
Con questo documentario candidato agli Oscar il regista tedesco Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado certificano l’appassionata opera ecologista del loro soggetto. Sfruttando una combinazione di fotografie dell’autore, immagini spettacolari della natura e del lavoro umano, e narrazione emotiva, creano un’esperienza visiva molto intensa. È come se l’Instituto Terra e le zone limitrofe fossero ora diventati un set, curato nei minimi particolari dal loro fondatore, dove catturare lo spettacolo più grande di tutti: quello della natura incontaminata.











