Presentato al Festival di Berlino e ora in concorso al 38° Torino Film Festival, Las Niñas, debutto cinematografico della regista spagnola Pilar Palomero, è una storia convincente sul passaggio travagliato nell’adolescenza in una Nazione di cambiamenti.

Spagna, 1992. Tempo di grandi eventi: l’Expo e i Giochi Olimpici.

Il film inizia con una scena che solo alla fine svelerà il suo impatto emotivo. Un coro di ragazzine, di una scuola religiosa, muove solo le labbra senza emettere alcun suono. Sono le future giovani donne della Spagna in cerca di una loro voce.

Come le protagoniste di questo film, anche la regista ha frequentato una scuola religiosa per sole ragazze; come loro, anche lei indossava una divisa, si confessava una volta a settimana, veniva educata al matrimonio, a temere l’inferno e aspirare al paradiso. Ma fuori da quelle mura, la realtà era diversa, un’allettante libertà per una ragazzina delle medie. Fuori c’erano i coetanei, le riveste di gossip con i test erotico/sentimentali, il rossetto, la musica, la discoteca. Fuori dalle classi della ferrea tradizione, tesa all’abnegazione, alla soppressione degli istinti, c’era la modernità con i suoi espliciti richiami (liberali copertine patinate, chiacchiere, vita adulta) sessuali.

Celia, 11 anni, è una studentessa docile, vive nella provincia di Saragozza con la madre, il padre non c’è, e studia in una severa scuola religiosa gestita da suore. Tutte le domande che vorrebbe porre sul padre morto sono respinte dalla madre, che vuole solo che lei studi, che sia indipendente che non diventi “come me”. Ogni domanda, ogni impulso naturale viene soffocato, dalla scuola, da una madre buona, ma sbrigativa e rigorosa. Quando da Barcellona arriva una nuova compagna, Brisa, Celia si lega a questa ragazzina sveglia, moderna, illuminante, ma pericolosa per la sua “retta via”.

Contesto sociale e emozioni sono comunicati con un occhio quasi documentaristico, nitido, sincero. Las Niñas, con le sue meravigliosi attrici (i loro sguardi penetrano lo schermo), racconta il peso dell’eredità educativa storica di un paese (e di una madre) che non vuole (il paese) o non sa (la madre) – causa dell’educazione ricevuta – far fronte a condizionamenti e disagio di una ragazzina che si affaccia sul mondo.