Una bambina in guerra” è stato presentato all’Edera Film Festival 2024, come parte del secondo gruppo di cortometraggi della sezione Focus Nordest. La proiezione è stata preceduta da un breve intervento della protagonista, Cecilia Magoga, salita sul palco insieme alla nipote e alla regista.

Nel film, la produttrice Cristina Magoga, con l’aiuto della regista Francesca Bortoluzzi, intervista la zia Cecilia, classe 1933, cresciuta a Treviso durante gli anni del fascismo. La famiglia ha seguito il padre, capitano del genio militare, ad Asmara, nell’attuale Eritrea, per tornare in Italia un paio di anni dopo.

Il film ha un taglio prettamente documentaristico in cui l’anziana signora è seduta a un tavolo e risponde alle domande della nipote. Assistiamo al resoconto, seppur offuscato dal tempo e dalla nostalgia, della vita quotidiana dei coloni italiani in Africa, scoprendo qualche dettaglio di un capitolo della nostra storia di cui si parla poco, raccontato dal punto di vista innocente di una bambina. La storia raggiunge poi il culmine quando Cecilia descrive il bombardamento alleato di Treviso del venerdì santo 7 aprile 1944: la numerosa famiglia (madre e sette figli) è stata costretta a lasciare la città e nascondersi in una stalla. La regista si avvale di alcune riprese di repertorio per accompagnare il racconto di Cecilia e sul tavolo giacciono sparse numerosissime foto di famiglia.

Il film si conclude con i festeggiamenti per i 90 anni di Cecilia, includendoci ancora una volta nella storia di questa donna, prima di salutarla. “Una bambina in guerra” realizza l’esperienza che molti narratori vorrebbero fare, cioè dare vita alle storie raccontate dai parenti anziani. Grazie a questo film vediamo l’idea finalmente realizzata: la storia di una vita come tante altre, eppure resa speciale dal clima familiare che avvolge tutta la pellicola.