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"Chiamata senza risposta" di Eric ValetteUn cellulare ci seppelliràdi Carlo Dutto L’obsolescenza degli oggetti, per cui la tecnologia risulta sorpassata nel momento in cui arriva sul mercato e la esasperata ricerca liberista al nuovo si traduce in una proliferazione maniacale di nuove tecnologie, di nuove necessità dettate dal bombardamento mediatico, di nuove icone e jingle che invadono gli spazi sonori della quotidianità. Basta una chiamata al cellulare, un messaggio in segreteria e in men che non si dica ci si ritrova uccisi. Destino, casualità o un oscuro presagio?
La morte corre nell’etere, senza fili. Un tempo erano i coccodrilli nelle paludi accanto ai motel il fulcro dell’orrore, il viatico per conoscere di persona Sorella Morte, ma anche madri assassine, incubi con il volto di Robert Englund, famiglie cannibali con motosega d’ordinanza o alieni visibili con speciali occhiali da sole. Una volta per morire bastavano metodi artigianali, ma con la tecno-società, anche la Signora in nero ha lasciato la falce e ora lavora con un più comodo cellulare. In principio era il telefono con i fili: ci pensarono John Frankenheimer in Và e uccidi e Don Siegel in Telefon, due film simili in cui una telefonata innescava nel cervello di chi rispondeva oscuri ordini di uccisioni. Nell’estate dei film horror arriva Chiamata senza risposta e il suo cellulare combina-guai. Your phone, your life, si legge in una pubblicità durante una delle prime scene del film: ironica, sadica premonizione di un cul de sac che imprigionerà i malcapitati il cui destino verrà segnato da un comune telefono cellulare. La tecnologia che imprigiona, una gabbia autoalimentata dall’acquisto senza freno, un orrore che nasce dalla fiducia incondizionata dell’uomo verso la tecnologia, verso un progresso che è sintomo di pigrizia, di desiderio di utilizzare sempre meno il lavoro fisico. Sterminata la filmografia della ”vendetta tecnologica”: dal kinghiano Brivido, ai televisori di Videodrome, dalla saga di Terminator al recente Chiamata da uno sconosciuto, basato sulle telefonate di un maniaco su cellulari e telefoni di casa, un film che basa la costruzione della tensione più sullo spazio claustrofobico della villa sulla palude che sull’aspetto tecnologico del medium telefono-uguale-morte. Lo stesso Re dell’orrore cartaceo, pluri-saccheggiato dall’industria cinematografica, aveva già preconizzato nel suo recente e scialbo Cell una società sull’orlo dell’Armageddon a causa di un virus omicida insinuato tra le onde elettromagnetiche rimbalzate in ogni angolo del mondo dai cellulari, veri e propri “ponti” della morte. La regia del francese Eric Valette alla sua prima esperienza hollywodiana, autore dell’apprezzato Maléfique indugia sugli oggetti-principe della comunicazione di fine Novecento, accompagna lo spettatore in un antro sempre più buio, svela retroscena che ricordano un incendio in un ospedale. Un remake che tenta di fare ordine al caos dell’originale The call, pasticciato film diretto nel 2003 da Takashi Miike, tratto dal romanzo Chakushin Ari del giapponese Yasushi Akimoto. Una bambina vittima di violenze domestiche, un passato che riaffiora e un poliziotto scrupoloso in cerca di una chiave per un puzzle inspiegabile e metafisico. Ingredienti che una regia accorta ha saputo ben calibrare, ma senza alcuno spunto originale che non si allontanasse dalla sequela di spaventi, apparizioni improvvise, false piste che hanno fatto la fortuna e la noia del filone j-horror di matrice giapponese, echi che hanno il nome di The Ring e Ju-on. Non bastano gli intrecci personali della protagonista (interpretata da Shannyn Sossamon, già in 40 giorni e 40 notti) che si avvicendano a quelli della storia per creare una suspance degna del nome. L’horror che corre senza fili sottolinea sempre più la necessità di un rinnovamento più che estetico, di intreccio. Regie con elementi interessanti, che si contaminano con la videoarte, che trovano nella scenografia un elemento- chiave, come nel caso di Silent Hill, altro film che torna alla mente alla visione di One missed call. Traino sonoro del film risulta un jingle infantile, reminescenza di nenia argentiana, avvertimento dell’orrore incombente che giunge come una scure sotto forma di un messaggio in segreteria. Messaggi post-datati che indicano l’ora esatta della chiamata alle armi nell’esercito di sua maestà la morte. Un citazionismo che non è pedissequo imitare fa scorgere dietro alcune scene quali la chiusura della biblioteca e la solitudine nel buio di una città fantasma un’ombra di Inferno, ma la struttura generale non riesce a reggere per molto una impalcatura che si abbatte letteralmente sui personaggi. La morte arriva con una telefonata, quindi. Basta sperare che non ci sia campo. Titolo originale: One missed call Sito internet italiano: www.chiamatasenzarisposta.it Sito internet originale: www.onemissedcallmovie.com Nazione: USA Anno: 2008 Genere: Horror Durata: 86’ Regia: Eric Valette Sceneggiatura: Andrew Klavan, basato sul libro Chakushin Ari di Miwako Daira Cast: Shannyn Sossamon, Edward Burns, Ana Claudia Talancon, Ray Wise Produzione: Intermedia Films Production, Alcon Entertainment, Kadokawa Pictures Distribuzione: Warner Bros Italia Data di uscita: 04 giugno 2008 (cinema)
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