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"La prima cosa bella" di Paolo Virzì"Anima mia, leggera/ va’ a Livorno, ti prego"di Rinaldo Vignati Livorno, estate 1971: la bella Anna (Ramazzotti) è eletta “mamma più bella” sotto gli occhi pieni di gelosia del marito, quelli divertiti della figlia e quelli imbronciati del figlio più grandicello. Quest’ultimo lo rivediamo (Mastandrea) tanti anni dopo, in un mondo che ha colori ben diversi da quelli del passato, quando è un professore di italiano disilluso e quasi incapace di rapporti affettivi. La sorella (Pandolfi) lo costringe a tornare a casa per far visita alla madre (Sandrelli) con cui aveva rotto i ponti e che, pur essendo malata terminale, non rinuncia a ridere, ad amare e ad avere gli occhi spalancati sul mondo.
Con questo film Paolo Virzì si è avventurato su un terreno scivolosissimo, esposto a un doppio rischio. Da un lato, raccontando una storia piena di pianti, di agnizioni e con la pioggia che non manca mai sulla testa dei protagonisti nei momenti di massimo sconforto, il pericolo era quello di cadere nel romanzo d’appendice. Dall’altro, volendo raccontare con toni buffi la Livorno degli anni ’70, il pericolo era quello della macchietta vernacolare (quando tra i nomi del cast si legge quello di Paolo Ruffini – volto di Mtv e poi macchietta livornese da cinepanettone – si temono proprio derive macchiettistiche). Riesce a evitare entrambi i pericoli, dimostrandosi – ancora una volta – solido narratore di storie “popolari” e, soprattutto, splendido direttore di attori (tra parentesi, anche Ruffini è ben utilizzato in una piccola parte dalla recitazione molto pulita e controllata). Il principale punto di forza del film sta nei suoi personaggi (e negli attori che li incarnano). Paolo Virzì vuol bene ai suoi personaggi. A tutti i suoi personaggi (o quasi: invero, non sa nascondere la sua antipatia per quelli – come diceva Castellito di alcuni politici in Caterina va in città – “che sanno stare al mondo”: in questo film ne è un esempio il dottor Andrea Baldacci). Persino la zia, che sembrava avviata ad essere descritta come un personaggio gretto e astioso, ha modo, in una bella scena in cui racconta il suo passato a Bruno, di mostrare la sua faccia nascosta (quando esorta Bruno a non portare rancore rivela una generosità che non si sospettava). Virzì è innamorato delle fragilità, delle debolezze di qualsiasi essere umano. Mosso da una grande curiosità verso gli altri, sa scovare le “buone ragioni” che stanno dietro al comportamento, e agli errori, di ogni individuo. Per questo i personaggi del film risultano sfaccettati, intimamente complessi: Anna è una persona e una madre meravigliosa e, allo stesso tempo, una sciagurata – non è l’eroina incontaminata colpita dall’esterno da un Destino Avverso, come poteva essere, tanto per intendersi, Yvonne Sanson nei melodrammi di Matarazzo. È proprio la capacità di costruire personaggi dotati di questa complessità che consente a La prima cosa bella di evitare di trasformarsi in un feuilleton (a ben vedere, il grosso limite di un film bello ma probabilmente sopravvalutato come Tutta la vita davanti stava proprio nell’aver costruito la sua protagonista come un’eroina incontaminata). Naturalmente, la costruzione di questi personaggi si realizza pienamente grazie al contributo degli interpreti: in Anna come non vedere un’eco di tanti personaggi della stessa Sandrelli, a cominciare da quello de Io la conoscevo bene? E Bruno ha certamente sovrapposizioni con altri personaggi di Mastandrea (Non pensarci, ecc.). Ma non è solo il fatto di avere a disposizione la Sandrelli o Mastandrea in parti a loro congeniali: vedendo come nei suoi film recitano bene i bambini o i personaggi secondari si intuisce che Virzì è regista dotato di una specifica capacità di direzione degli attori. La prima cosa bella è un film di sentimenti, che facilmente farà versare lacrime: “per una volta, forse, niente problematica sociale” dice nelle Note di regie. Quel “forse”, però suona come un indizio che anche in questo film in cui la politica è programmaticamente assente (a parte l’insegna di una sezione del Pci) Virzì non abbia rinunciato a dire qualcosa sulla “problematica sociale”. E come la dice? Il discorso è da prendere un po’ alla larga. Nell’Italia dell’ultimo quindicennio si è diffuso – nelle conversazioni quotidiane, nel discorso pubblico e, talvolta, in qualche film – una contrapposizione, che possiamo dire “antropologica”, tra un’Italia che guarda Il grande fratello e Maria De Filippi e un’Italia che aborre questi prodotti. Questa contrapposizione è diventata spesso principio di spiegazione politica e di (pretesa di) comprensione della realtà sociale. In questo film, Anna guarda con passione la De Filippi e Ballando sotto le stelle e questo contribuisce alla bellezza del suo personaggio, mettendo in luce la sua curiosità verso il mondo e il suo sguardo capace di incanto. Ecco, insistendo più volte su questa caratteristica di Anna, Virzì è come se prendesse le distanze da quelle visioni manichee che contrappongono un’Italia civile e un’Italia incivile e ci dice dunque qualcosa sulla “problematica sociale”, portando avanti una riflessione presente – con varietà di accenti – in altri suoi lavori, come Ferie d’agosto o come Tutta la vita davanti. Per concludere, il punto che maggiormente può suscitare perplessità è il finale: troppo “risolutivo”, troppo “conclusivo”, troppo “spiegato”. Chissà se quando uscirà il dvd vedremo qualche finale alternativo, e magari un po’ più "aperto". Titolo: La prima cosa bella Nazione: Italia Anno: 2009 Genere: commedia Durata: 116’ Regia: Paolo Virzì Cast: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi,, Marco Messeri, Fabrizia Sacchi, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco Rapalino, Sergio Albelli, Isabella Cecchi, Emanuele Barresi, Dario Ballantini, Paolo Ruffini Distribuzione: Medusa film Data di uscita: 15 gennaio 2010
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