Orizzonti
Girato a largo di Nagasaki, a bordo della baleniera giapponese Nisshin Maru, Drawing Restraint 9 costituisce l’ultimo capitolo del progetto allegorico iniziato da Barney nel 1987 con una serie di Body-Art-style works, alcuni dei quali (Drawing Restraint 7 e 8) già presentati alla Biennale di Venezia nel 1993 e nel 2003.
Tela astratta, muta, ad eccezione di un angolo di dialogo, l’ultima opera di Barney (unico artista vivente ad aver avuto una retrospettiva al Museo Guggenheim di New York) ha come idea centrale la relazione tra resistenza e creatività, un tema simbolicamente messo in scena attraverso la costruzione di una vasta scultura di vaselina, chiamata “The Field”, che viene modellata, colata, tagliata e rimanipolata sul ponte della nave. Alcune barriere metalliche, che contribuiscono a mantenerne la forma, sono rimosse e il film ne segue i numerosi cambiamenti, accompagnati da un’ulteriore e lenta trasformazione. Quella dei due visitatori occidentali, gli “Ospiti” (Barney e Björk), attraverso stati di arresa sensuale e di atrofia. Accolti a bordo della nave, lavati e vestiti con abiti nuziali ispirati alla tradizione scintoista, durante la cerimonia del tè vengono a conoscenza della storia della nave ma un lampo irrompe nella cabina. Quando questa inizia ad essere allagata dalla vaselina liquida, emanata dalla scultura stessa, gli “Ospiti”, in un abbraccio di liebestod, si tagliano, come in un rituale mistico, gli arti a vicenda . Attraverso i resti dei loro corpi si vedono tracce di code di balena in via di sviluppo che simboleggiano la rinascita, la trasformazione fisica e la possibilità di nuove forme.
Ispirato dall’idea di resistenza come prerequisito per lo sviluppo e veicolo di creatività, Drawing Restraint 9 si presenta come due ore e quindici minuti di deriva, in cui deliranti visioni si sposano efficacemente alla lezione dell’iperrealismo americano in un’originale e affascinante commistione.
La peculiare “liquidità” della pellicola è poi magistralmente resa dalla colonna sonora, composta da Björk utilizzando tecniche di throat singing e impreziosita dallo sho di Mayumi Miyata, dall’arpa di Zeena Parkins, e dalle presenza dei fedeli co-produttori Belle e Sigurdsson a supportarne la vena elettronica.
Deriva riuscita dunque sul piano estetico ma che delude, piuttosto, su quello simbolico. E non è poco considerando l’ambizioso tentativo, intrapreso dall’artista multimediale americano, di creare una nuova mitologia che mescoli antico e ipermodernità. E se il giudizio sull’intera opera di Barney è come sempre controverso, questi non ha che da guadagnare dal sodalizio con Björk, la cui sperimentazione musicale contribuisce a sostanziarne il percorso di ricerca, accattivante, sì, ma che a tratti rischia di risultare puramente autoreferenziale.
Titolo originale: Drawing Restraint 9
Paese: U.S.A./Giappone
Anno: 2005
Genere: Fantasia
Durata: 135’
Regia: Mattew Barney
Cast: Mattew Barney, Björk, Mayumi Miyata, Shiro Nomura
Soggetto: Mattew Barney
Sceneggiatura: Mattew Barney
Fotografia: Peter Strietmann
Musiche: Björk, Akira Rabelais, Valgeir Sigurdsson
Montaggio: Luis Alvarez Y Alvarez, Christopher Seguine
Effetti: Matt Wallin
Costumi: Mattew Barney
Scenografia: Mattew Barney
Produzione: Restraint
Data di uscita: Venezia 2005






