Orizzonti
In una Mostra onnicomprensiva, un film sul lavoro, o meglio sullo sfruttamento e sulle morti bianche, può avere pieno titolo di cittadinanza, per una riflessione collettiva, lungi da ogni tipo di speculazione.
E’ approdato alla Mostra del Cinema di Venezia (in Orizzonti), un film che parla di lavoro, o meglio di sfruttamento e di morte sul lavoro. Il titolo è terribilmente forte: “Workingman’s Death” ed è diretto da Michael Glawogger. Documentarista austriaco (tra i suoi film Megacities e Zur Lage) ha portato al Lido di Venezia un film che racconta con immagini crude lo sfruttamento della mano d’opera nel mondo. Tocca così diversi punti del pianeta: dai minatori dell’Ucraina alla lavorazione dell’acciaio in Cina, passando per i solfuri dell’Indonesia, e poi le ingiustizie in Nigeria e Pakistan, fino alla “civilizzata” Germania. Il regista, vincitore di premi in vari festival internazionali, per il suo ultimo documentario può contare sulle musiche del geniale John Zorn, il quale accompagna con punte drammatiche e talvolta leggere scene intense di dolore, di sudore e di solidarietà. Il film documenta in maniera drammatica lo sfruttamento, lo analizza nei particolari toccando le corde emotive più profonde.
Alla domanda se il film può essere letto e forse interpretato in una chiave piuttosto marxista, il regista risponde che il suo lavoro è quello di documentare, di penetrare con la macchina nell’intima sofferenza di una dimensione che poi diventa collettiva, tocca l’uomo e le aggregazioni, la famiglia e la società nella sua interezza. L’economia che sottende ad ogni forma di lavoro, deve tenere conto della dignità di ogni uomo. Pertanto, fa capire, le eventuali speculazioni (politiche e quant’altro) non rientrano nelle sue intenzioni.
Titolo originale: Workingman’s death
Nazione: Austria, Germania
Anno: 2005
Genere: Documentario
Durata: 122′
Regia: Michael Glawogger
Produzione: Lotus FilmData di uscita: Venezia 2005






