Il Teatro di Villa dei Leoni di Mira ospita nei mesi di novembre e dicembre 2007 la decima edizione di LETTERARIA letteratura, musica e dintorni, uno degli appuntamenti più originali nel panorama dei festival di letteratura.
Gli incontri di Letteraria esplorano il rapporto tra la letteratura e la musica, mettendo a confronto i linguaggi diversi di scrittori e musicisti
Letteraria non è una rassegna di presentazione di libri, e non è una rassegna di concerti. E’ un happening in cinque parti, a più voci e a più strumenti, improvvisato e libero, senza schemi precostituiti. Ogni incontro è un reading fuori dagli schemi, inaspettato e diverso dai precedenti, irripetibile nella sua unicità, come ha potuto constatare chi, nelle edizioni precedenti, ha visto le perfomances di Gianfranco Manfredi e Patrizio Fariselli, Tiziano Scarpa e Enrico Rava, Paola Mastrocola e Vincenzo Zitello, Bruno Arpaia e Stefano Maria Ricatti, Pino Cacucci e Bebo Baldan, tanto per citare solo alcuni dei più di quaranta readings letterario/musicali delle nove edizioni passate.
Quest’anno Letteraria apre il suo sipario con un appuntamento all’insegna del terroir veneto: per la prima volta si confrontano due artisti, lo scrittore Marco Franzoso, impegnato in una ricerca sulla letteratura emozionale, con una scrittura in grado di cogliere e testimoniare i cambiamenti sentimentali dei nostri anni, e Lubjan, una giovane cantautrice dalla voce indimenticabile con un’anima piena di passioni, dubbi e tormenti, ma anche di una capacità unica di elaborare il proprio universo.
Il secondo appuntamento è con due donne, con Iaia Caputo che ci presenta il suo libro “Dimmi ancora una parola” (Guanda), nel quale la scrittrice napoletana racconta un percorso di formazione sentimentale e personale, un processo di consapevolezza e di affermazione tutto al femminile, e Veronica Marchi, cantautrice con un’ottima padronanza del songwriting che gioca nelle sue canzoni con il pop dalle tonalità a volte soffuse, a volte più dirompenti.
Nel terzo incontro Letteraria ospita uno scrittore/attore/filosofo, Flavio Oreglio, che, come ha scritto Maria Teresa Veneziani sul Corriere della Sera, “è uno che fa sul serio anche quando scherza.”
Nel consueto stile “catartico” di Oreglio, “Non è stato facile cadere così in basso” (Bompiani) è una fulminante riflessione sulle virtù e le degenerazioni dell’ignoranza. L’ignoranza è una cosa ben diversa dalla stupidità. C’è infatti un’ignoranza auspicabile, mentre non c’è stupido che sia ben venuto, così come c’è un’ignoranza transitoria e produttiva e un’ignoranza irrimediabile. C’è un’ignoranza scolastica, dovuta a una scuola che fornisce troppe informazioni inutili, non spiega come organizzare il sapere e più che altro trasforma la vita dei suoi allievi in una tortura. C’è un’ignoranza socio-politica, legata alla “sordità” del mondo dell’informazione, che grazie ai suoi “generatori di consenso” (Ferrara, Vespa, Mentana…) vive di “bufale” buone per qualsiasi salotto (“la crisi dei valori”, “è in atto uno scontro di civiltà”…). C’è infine un’ignoranza filosofica, che è quella di chi ripete acriticamente una visione del mondo su cui non riflette e non si fa domande. Cosa fare, dunque, in questa babele di ignoranze? Diffidare da qualsiasi verità assoluta è l’unica ricetta, confidando solo nel dibattito e nel dialogo.
A seguire l’appuntamento con due grandi personaggi del mondo del teatro, Giuliano Scabia e Michele Sambin. Nel libro “Le foreste sorelle” (Einaudi), nel quale ritornano i personaggi di Nane oca, attraverso avventure e colpi di scena, c’è la ricerca dell’immortalità non solo per i personaggi, ma anche per i lettori (che la troveranno, leggendo, in un punto preciso, fra due trattini). Con la gallina di Polverara, la Gigantessa di via Gigantessa, la Pavante Squadra e il Fatal Taurino, Sgraveón Massacavài e i Cavalli del Sole, il beccante Giaonsèo e il Pesce Bauco, i briganti della Pavante Foresta e il moscon d’oro, il tremendo Gajàn, il capitano Adcock, e tantissimi altri, il mondo ridente e pensoso di Giuliano Scabia pone domande profonde al nostro camminare nel mondo. A creare le atmosfere sonore il magico violoncello di Michele Sambin, regista, musicista e pittore, che conduce una ricerca che ha come tema il rapporto tra immagine e suono, indagandone le più diverse forme con l’ausilio di una vasta gamma di mezzi espressivi e tecnici.
L’ultimo appuntamento di Letteraria 2007 è un omaggio ad uno dei più grandi poeti italiani, Fernando Bandini, in occasione dell’uscita della sua ultima raccolta “Dietro i cancelli e altrove” (Garzanti). Legge le poesie Pierangela Allegro, attrice del Tam Teatro di Padova, accompagnata al violoncello da Michele Sambin. Il poeta, presentato da Paolo Lanaro, sarà presente per dialogare con il pubblico e leggere alcune delle sue poesie.
“Dietro i cancelli e altrove” segna il culmine della carriera poetica di Fernando Bandini: riprende i temi di mezzo secolo di attività poetica, e contemporaneamente li approfondisce per portarli a un punto di non ritorno. La poesia di Bandini orbita innanzitutto intorno a una città, nominata con il palindromo ‘Aznèciv’: è il luogo della vita, ma anche il suo doppio, il luogo cui lo sguardo ritorna dopo aver spaziato oltre le mura, dopo aver esplorato un altrove che è insieme storia e sogno. In queste liriche s’intersecano e si frangono dunque piani diversi dell’esperienza, per condensarsi in immagini e trovar forme rigorose ma variegate e all’apparenza divergenti: perché ormai, attraversato il Novecento, con la sua feroce distruzione e ricostruzione di mondi, è sempre più difficile trovare le parole che possano render conto dei nodi dell’esistenza con la giusta essenzialità e precisione. Ecco dunque incrociarsi e rispondersi, tra battimenti e interferenze, insieme alla lingua anche il dialetto e il latino e con loro le nostalgie di un’epoca in cui la parola poetica ancora poteva avere la forza delle cose e della verità. Il confronto aperto con la realtà e le sue convulsioni, e insieme il suo conflagrare con il dato autobiografico e quotidiano, trovano un contrappunto nell’osservazione e nella puntigliosa nominazione della natura: non tanto come pulsione regressiva verso un edenico stato naturale, ma proprio nella loro capacità di diventare simboli a cospetto della modernità che li assedia, in un accostamento che ne fa altrettanti emblemi d’estraneità, quasi a indicare impossibili vie di fuga. Modulato sul basso continuo d’una nota di struggente malinconia, a far da contrappeso a una visione pragmatica e insieme disperata dell’uomo, “Dietro i cancelli e altrove” traccia così una sorta di bilancio di un uomo e d’una generazione poetica, delle loro fedi e delle loro speranze: un punto d’arrivo, certo, ma dal quale possiamo forse provare a ripart
Mira (Ve), Teatro di Villa dei Leoni
Inizio ore 21,00
Ingresso libero
Per Info e programma dettagliato:
041/4265787
bibliomira@libero.it





