CON LO SPETTACOLO “ARRIVA L’ISPETTORE” DI DANTE MARMONE, LIBERAMENTE TRATTO DA “L’ISPETTORE” DI NIKOLAJ GOGOL, SABATO 1° NOVEMBRE (ALLE 21), SI INAUGURA LA STAGIONE 2008-2009 DEL TEATRO DELL’ANONIMA.
Arriva l’Ispettore” è il titolo nuovo spettacolo scritto e diretto da Dante Marmone che, sabato 1° novembre alle 21, con repliche fino a fine dicembre il sabato e la domenica alle 21, inaugura la stagione 2008-2009 del teatro dell’Anonima (via Camillo Rosalba 52, info: 080.561.48.75).
Liberamente tratto da “L’Ispettore” di Nikolaj Gogol, la commedia è interpretata da Dante Marmone (autore anche delle musiche) e Tiziana Schiavarelli, con Mimmo Pesole, Tony Vavalle e Gianni Vezzoso. Le scene sono state realizzate dal Laboratorio Anonima G.R., i costumi sono di Rossella Ramunni e l’organizzazione è affidata a Teresa Caiati e a Giordano Marmone, con l’apporto tecnico (fonica e luci) di Sante D’Orazio.
La vicenda è ambientata in una cittadina molto distante dalla capitale in cui gli amministratori comunali, liberi da ogni controllo, esercitano i loro mandati pensando innanzitutto ai propri interessi.
Così accade che il sindaco, in cui incarico è scaduto da più di dieci anni, continua ad esercitare il ruolo di primo cittadino sul principio di un “prorogatio” inesistente o inventato da lui stesso. Poi c’è la Giunta comunale, composta da due assessori che esercitano il loro mandato di pubblici amministratori in modo strampalato e in pieno conflitto di interessi. Il primo è assessore alla Sanità pubblica, ma è anche farmacista e medico del paese.
L’altro, avvocato, è assessore ai lavori pubblici, giudice del tribunale locale e direttore delle poste. Di tanto in tanto i cittadini protestano e reclamano nuove elezioni, ma sono fiammate che si accendono e si spengono in un clima di provinciale apatia. E tutto va avanti così, in questo mondo surreale, dove la dimensione reale della vita quotidiana è un’opinione discutibile. Ma qualcosa deve essere arrivato all’orecchio del Governo centrale, che decide di inviare un ispettore, per verificare il buon andamento amministrativo della cittadina. Nasce però un grosso equivoco quando in casa del sindaco arriva un nuovo cameriere: viene scambiato per l’ispettore in anonimato. Questo crea scompiglio e terrore nei tre furbi amministratori che cercano di correre ai ripari a modo loro, generando fraintedimenti, intrighi e schizofrenie da Commedia dell’Arte.
Naturalmente il racconto è un paradosso, una costruzione fantasiosa sulla vita di una cittadina isolata, lasciata quasi a se stessa dal potere centrale, così come poteva accadere nell’Ottocento in un paese dell’immenso impero russo. Nel nostro caso l’azione si svolge in uno sperduto paese pugliese a metà del XIX Secolo. La pugliesità della trasposizione comunque ricalca un mondo per certi versi dimenticato, soffocato da un tipico torpore provinciale. Ma è anche una occasione per disegnare, scenicamente, modelli di personaggi generati dalla nostra antica cultura, che riflettono i pregi e i difetti, ma anche i vistosi colori caratteriali del nostro essere levantini e mediterranei. Quindi questo spettacolo racconta una storia paradossale, incredibile, una scusa per evidenziare certe anomalie incarnate, come un’unghia “incarnita”, nel nostro sistema di vita. Ma c’è un rischio, e cioè che certe invenzioni teatrali, certe esasperazioni artistiche, certe trovate sceniche che vorrebbero fare clamore, sono forse oramai superate da una realtà perversa che per l






