Questo film è uscito in tutto il mondo intitolato con entrambi i nomi dei due grandi tennisti. Solo in Svezia è uscito con un nome solo. Il suo: quello di Borg.
Un campione assoluto, che sconfisse non solo gli avversari sul campo, ma che seppe anche sconfiggere pregiudizi sociali assai più grandi di lui con una tenacia quasi sovrumana. “Il tennis, signora, non è uno sport per tutte le classi sociali”: così il direttore del centro tennistico disse alla mamma del piccolo e irrequieto Björn, figlio dell’elettricista Rune. Una cocente umiliazione, che anziché abbatterlo fu la molla per quella riscossa che portò al successo che noi tutti conosciamo. Il prezzo che Borg ha però poi pagato è solo accennato nel film: il campione si ritirò a soli 26 anni e le sue successive sconfitte, umane e materiali, le troviamo sulle cronache rosa e meno rosa, non più sui campi di tennis.
Il grande Borg tennista, con il suo carisma così ben rappresentato nel film, ebbe tuttavia un merito ben maggiore delle sue vittorie, e qui non abbastanza messo in luce, ossia di trasformare per sempre il tennis da sport di élite a sport, finalmente, per tutte le classi sociali.
Borg McEnroe di Janus Metz Pedersen
Il tennis per tutte le classi sociali










