Paul Thomas Anderson dopo Vizio di Forma (2014) sceneggia liberamente, e dirige, un altro romanzo dello scrittore Thomas Pynchon Vineland, pubblicato nel 1990, provando a renderlo contemporaneo.
Riassumere le trame dei romanzi di Pynchon non è mai semplice per alcuni caratteristici tratti di incomprensibilità nelle sue cupe valutazioni del mondo con personaggi oscuri o grotteschi. Il romanzo Vineland è ambientato nel 1984, anno della rielezione di Ronald Reagan, e attraverso il protagonista Zoyd Wheeler, un veterano della sinistra radicale di Los Angeles, racconta e provoca parlando di uno stato di polizia, ipocrisie dei media, incomprensioni generazionali.
Zoyd diventa in questo film Bob (Leonardo Di Caprio), un uomo fallito e sconfitto dai suoi ideali che vive in uno stato di paranoia confusa, sopravvivendo ai margini della società insieme alla sua indipendente figlia Willa (Chase Infiniti).
Non è sempre stato così appassito nei fiumi di alcool e fumi di droghe. È stato un componente attivo, l’esperto di esplosivi, del gruppo terroristico French 75 insieme alla sua compagna Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), dal carattere folle e controverso, per liberare i perseguitati nei campi di concentramento edificati dalla destra.
Una serie di eventi violenti, allontanano Perfidia da Bob e dalla neonata Willa. Per la loro sicurezza padre e figlia spariscono dalla circolazione trovando rifugio in una lontana periferia americana.

Quando, dopo sedici anni, il loro acerrimo nemico il Colonnello Steven Lockjaw (Sean Penn) riappare, e Willa scompare, Bob si lancia in una disperata ricerca, anche grazie all’aiuto del sensei Sergio (Benicio del Toro) di arti marziali della figlia.
Bob è l’eroe negativo, grottesco (come molti personaggi di Anderson), scritto all’interno di una storia asimmetrica, troppo lunga (i 170 minuti si avvertono tutti!), dove il regista cerca di raccontare troppe trame e troppi eventi. E non riesce ad accattivarsi completamente il pubblico parlando di cose serie con toni non seri.
È un film in bilico tra lo sconcertante e il suggestivo, tra il pirotecnico, il delirante e l’umorismo caustico.
La fotografia è di Michael Bauman, il montaggio è di Andy Jurgensen, la colonna sonora è di Jonny Greenwood: sono al servizio delle riprese maestose di Anderson effettuate con pellicola VistaVision da 70 mm.

Il vero protagonista, il messaggio che abbiamo bisogno di cercare in Una Battaglia dopo l’Altra è il personaggio di Sergio di Benicio del Toro, uomo tutto d’un pezzo che ha fatto della filosofia delle arti marziali la sua Politica di vita, ha un’identità forte e ideali coerenti, ha una rete organizzativa per schivare il sistema e mettere in salvo immigrati dal Messico. Ma è un personaggio minore, sullo sfondo. Peccato. Ha un carisma che manca a tutti gli altri personaggi personaggi dell’estrema sinistra (da Bob a Perfidia) e figurarsi, manco a dirlo, a quelli della classe dei suprematisti bianchi (cui il colonnello aspira).
Se l’epico obiettivo di Anderson è stato quello di tracciare una critica delle lotte politiche americane tra autocrazia e rivoluzione, il risultato però non convince fino all’ultimo fotogramma.
Mala tempora currunt.
È importante saper maneggiare il fantasioso ambiente tematico distopico senza turbolenze, gestito quindi con la necessaria fermezza. Le riprese sono da applausi, il cast fa quello che deve fare.
Anderson con questo film lascerà una sua traccia, chissà, forse, ma non convince per un sovraccarico di violenza trasmessa di generazione in generazione, da Perfidia a Bob a Willa, pensando di far ridere amaramente. Purtroppo non sono tempi per ridere con questi modi trasandati.
- Data di uscita: 25 settembre 2025
- Genere: Drammatico
- Anno: 2025
- Paese: USA
- Durata: 170′
- Produzione: Ghoulardi Film Company, Warner Bros.
- Distribuzione: Warner Bros. Pictures











