Più che una storia sulla violenza il film di Cronenberg è una storia sull’ambivalenza, essendo incentrato più precisamente sul tema dell’identità.
All’inizio del film c’è una perfetta corrispondenza tra l’opinione che la famiglia del protagonista, nonché l’intera comunità, lega al nome di Tom Stall e la sua essenza. La persona chiamata Tom infatti, è benvoluta da tutti, ed effettivamente incarna in sé i valori dell’onestà e dell’affidabilità. Fino a quel momento per tutti Tom = Tom, nel senso che i valori morali legati a questo nome rispecchiano la persona così denominata. “Sei l’uomo più buono che abbia mai conosciuto” gli sussurra la moglie in un momento di intimità.
Poi la svolta: un atto eroico per difendere i colleghi di lavoro da un’aggressione. Un atto violento rivelatore di un passato negato. Il protagonista ha cambiato vita senza lasciare tracce di sè. Non ha parlato della sua conversione con le persone appartenenti al suo passato. Non ha parlato del suo passato con le persone a cui ha scelto di dedicare il suo futuro. Tom si è rifatto una vita per negare la perdita di sè.
Da questo momento Tom viene chiamato con un altro nome; da questo momento iniziano non solo le azioni violente del protagonista, ma anche l’ambivalenza affettiva da parte dei suoi cari, che non riconoscono più nella figura familiare un esempio morale. Ecco che si insinua il dubbio, e il senso di smarrimento e di confusione iniziano a dominare sul senso dell’affetto e del rispetto.
Da allora Tom non è più Tom, ma viene chiamato Joey, e le sue azioni passate, presenti e future, per tutto il resto del film, verranno legate al nome di Joey. Tom da quel momento diventa diverso da se stesso, Tom ≠ Tom.
Che senso avranno dunque i rimproveri del protagonista al figlio, colpevole di aver picchiato un prepotente? Che senso avrà per sua moglie il cognome dei figli avuti da lui?
Uno dei momenti più significativi di questa ambivalenza, non solo da parte della moglie, ma anche del protagonista stesso, è il momento in cui, svelata la vera identità di Tom, i due coniugi litigano, si picchiano e poi fanno l’amore. Tom afferra la moglie per il collo, quasi a volerla strangolare, atto che rivela la natura di un uomo profondamente aggressivo. Se fino a un momento prima lei gli aveva tenuto testa, proprio allora decide di abbandonarsi tra le sue braccia, come a significare una resa. Subito dopo lo scalcia e si allontana da lui, volendo assurdamente negare l’atto di intimità che eppure lei aveva voluto.
La scena è l’esemplificazione di un dualismo, di un dilemma interiore: dal giorno della sua redenzione, dal giorno in cui Joey decide di cambiare nome in Tom, il protagonista si è solo sforzato di diventare un’altra persona, ma la sua natura non è stata soppressa.
E la moglie d’altra parte, pur scandalizzata ed amareggiata per essere stata ingannata, pur non riuscendo a riconoscere nel marito l’uomo di cui si è innamorata, comincia a prendere consapevolezza e ad accettare di aver sposato un assassino, e per certi versi è persino attratta dalla sua natura violenta.
La stessa ambivalenza psicologica, si riscontra specularmente nella figura del figlio del protagonista.
Egli in fin dei conti è il ritratto di suo padre. All’inizio del film viene presentato come un ragazzo pacifico e intelligente, quasi sottomesso. Quando viene provocato dal compagno di scuola, non accetta di ricorrere alla violenza, dimostrando la supremazia della ragione sugli impulsi aggressivi.
In un secondo momento però non resiste più e picchia il ragazzo che lo tormenta. Un atto di difesa o di rivalsa?
Fin qui solo un gesto premonitore.
Poco dopo la sua indole aggressiva si rivela a pieno: egli spara all’aggressore di suo padre uccidendolo.
Un atto di protezione o una sorta di emulazione delle gesta paterne?
Nella figura del figlio l’ambivalenza è forse ancora maggiore che nella madre: in lui il rancore per essere stato tradito e ingannato è indissolubilmente legato a un sentimento di ammirazione nei riguardi del padre. Per lui un’azione violenta è sentita anche come un atto di coraggio, è l’affermazione del sè contro le altrui sopraffazioni.
C’è un altro tema importante del film, utile a capire il significato della doppia identità del protagonista, ed è quello della sua redenzione.
Nel momento in cui decide di cambiare nome in Tom, Joey cambia anche modo di vivere; ma che senso hanno la sua redenzione e la sua espiazione dai peccati commessi se non solo non viene punito dalla legge, ma paradossalmente riconquista la pace familiare così pesantemente minata proprio attraverso l’esercizio della violenza? Per tornare ad essere Tom infatti, il protagonista deve eliminare tutte le persone che lo legano al suo torbido passato, ricominciando a fare l’assassino.
Joey in fondo non è mai stato Tom, Joey non è mai cambiato.
A history of violence
Titolo originale: A history of violence
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 90’
Regia: David Cronenberg
Sito ufficiale: www.historyofviolence.com
Cast: Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Ashton Holmes
Produzione: Bender-Spink Inc.
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Cannes 2005
16 Dicembre 2005 (cinema)






