venerdì, Luglio 31, 2026
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“Dynamite” di Jamiroquai

Poche le novità nell’ultimo lavoro di Jason Kay e soci

L’attesa per l’ultimo disco di Jamiroquai, a quattro anni di distanza da A Funk Odissey, è stata parzialmente delusa già all’uscita del primo singolo, Feels Just Like It Should: un buon riff, ma niente di più. Il cd è confezionato in modo impeccabile, ma si capisce che i soldi non hanno giovato alla creatività del giovane Kay, che pare vivere di furbizia e di idee già usate.

Ascoltando la title-track, si ha la sensazione del déjà vu: Dynamite ha una progressione armonica molto simile a quella di Love Foolosophy (del disco precedente) e di Alright (incluso in Travelling Without Moving). Si attinge sempre a piene mani dalla disco music anni Settanta o a certe sonorità elettro-pop anni Ottanta, ma il gioco è chiaro e ripetitivo. C’è perfino il ricorso al rock più glamour in Hot Tequila Brown, ma non se ne vede il motivo.
I fiati sono sempre più latitanti, solo un sax soprano e un flauto danno risalto alla malinconica Talullah. L’atmosfera è piacevole in Seven Days in Sunny June, secondo singolo, grazie all’alternarsi di chitarra acustica e pianoforte. Interessante l’uso dell’orchestra nella struggente The World He Wants, netta presa di posizione contro George W. Bush, che nelle note di copertina viene “non ringraziato” in quanto “sta incasinando il nostro mondo”.
Di certo confidiamo nella vitalità della band (tra l’altro in buona parte rimaneggiata) per gli spettacoli dal vivo, e nella possibilità che il comandante Jason cambi rotta (ha tutte le possibilità di farlo), ma sotto sotto iniziamo a guardare con nostalgia alle prime copertine dell’omino con i corni, ai tempi in cui si pensava all’emergenza del pianeta terra e tante altre belle cose.

Luca Bertoldo bandaro@tin.it
Dischi consigliati:
Emergency on Planet Earth, Sony, 1993
The Return of the Space Cowboy, Sony, 1994
Travelling Without Moving, Sony, 1996