“Fantasmi della Grande Guerra”: nel 90° anniversario della battaglia di Vittorio Veneto, martedì 15 luglio ore 21.30, Vasco Mirandola in PRIMA ASSOLUTA è “Il buon soldato Schweik” in “Faccio rispettosamente notare che sono scemo….”di Jeroslav Hasek, adattamento del testo di Roberto Cuppone, musiche dal vivo di Giorgio Gobbo e Sergio Marchesini della Piccola Bottega Baltazar, illustrazioni di Josef Lada
“Una grande epoca esige grandi uomini. Vi sono degli eroi ignoranti e oscuri…l’esame della cui indole darebbe ombra perfino alla gloria d’Alessandro Magno. Oggigiorno si può incontrare per le vie di Praga un uomo trasandato, che non sa quanta importanza abbia avuto la propria opera nella storia di un’epoca grande e nuova come questa. Egli percorre tranquillamente la sua strada, senza che nessuno gli dia noia e senza dar noia a nessuno, e senza essere assediato dai giornalisti che gli chiedano un’intervista. Se gli domandaste come si chiama, vi risponderebbe con l’aria più semplice e più naturale del mondo : “ io sono quel Schvejk…”
Con queste parole J. Hasek presentava l’umile e grottesco eroe del suo romanzo, il bonario allevatore e mercante di cani, strappato alle sue pacifiche occupazioni e mandato a combattere in difesa dell’impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale . Preso nel vortice di avvenimenti che vanno molto oltre le sue capacità di comprensione, Schvejk si destreggia con un misto d’ingenuità e furbizia, forte di quella sua obbedienza assoluta alla lettera degli ordini ricevuti che porta all’assurdo e dissolve nel ridicolo ogni autorità. Nel buon soldato Schvejk i lettori di tutto il mondo hanno riconosciuto un eroe sovrannazionale, il campione di un’irriducibile pacifismo e antimilitarismo e un simbolo dell’inalienabilità dei diritti dell’individuo contro ogni tutela e usurpazione dittatoriale.
Roberto Cuppone
I crimini contro l’umanità commessi nel Novecento hanno fatto parlare di “secolo dell’odio”. Quali parole potrebbero descrivere il massacro di milioni di persone o i sentimenti di chi vide morire per motivi politici congiunti o compagni di lotta?
Alcune voci isolate hanno testimoniato la capacità degli stati moderni di mettere in atto forme di orrore sempre più perfezionate ed efficienti. Il buon soldato Schweik di Hasek si ribella con la propria astuzia. Una satira delle tattiche dello stato di polizia e dell’esercito imperiale austroungarico La letteratura intesa come “memoria lunga”, per apprendere dal passato.
L’innocente candore del popolano, che aderisce con entusiasmo alle più assurde richieste dei rappresentanti di un potere dispotico e tiranno, finisce col dimostrarne il volto turpe o buffonesco e per far crollare l’assurdo castello di menzogne di un sistema volto a pretendere un malefico tributo di violenza, corruzione, servilismo.
Eroi anti-eroi come Schweik, ignoranti, maldestri e pasticcioni, abitano tra i grandi della letteratura mondiale, capaci di aiutare a costruire, con le sole armi del riso (che, non dimentichiamolo, ha bisogno di intelligenza) quella cultura della pace di cui oggi più che mai si avverte l’urgenza.
Morto non ancora quarantenne nel 1923, il suo autore Jaroslav Hasek non poté assistere al successo incontrato dalla sua creatura che, portata sulle scene dal regista Erwin Piscator e da Bertolt Brecht, divertiva alla follia il pubblico della Germania e dell’Europa centrale, prima che l’avvento del nazismo soffocasse ogni libertà d’espressione.
Dopo il 1945 Il buon soldato Schweik conobbe un nuovo successo, dopo la riscrittura drammaturgica che Brecht ne trasse in America, dove aveva trovato rifugio. Piuttosto trascurato negli ultimi decenni dopo la bella versione di Strehler con Buazzelli del 1961 e quella del gruppo della Rocca negli anni Ottanta, ne viene oggi riproposta una versione dal Festival di Serravalle con
l’adattamento del testo di Roberto Cuppone.
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