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FUOCO! di PAOLO MAZZARELLI

Il suo canto libero

Ottobre 1941. A 2000 chilometri da Berlino, 120 chilometri da Mosca, le trincee sono ridotte a fango gelato. L’assedio nazista stringe la Grande Madre Russia, ma il compagno comandante non china la testa: nessuna pietà per chi, tra le fila sovietiche, smette di combattere e decide di arrendersi.

È una storia semplice, quella che ci racconta Paolo Mazzarelli in “Fuoco!”: un uomo, stanco della guerra, si spara alla mano per non andare in prima linea. Un altro uomo, il suo comandante, lo mette al muro accusandolo di tradimento. Stop. Ma è proprio in questa linea narrativa così essenziale che si scatena il dramma.

Perché, in realtà, la linearità della vicenda è solo un pretesto per offrirci, in modo ordinato e consequenziale, una serie di interrogativi: chi è il vero nemico? Il tedesco “che non si addentra nel bosco, perché il bosco lo rispetta, il tedesco”? O il comandante, che un po’ alla Mao Tse Tung, ne colpisce uno per educarne cento? O ancora, la stanchezza, la fame, il dolore degli anni di guerra?

Paolo Mazzarelli non lascia la questione irrisolta, anzi: ci dice chiaramente che il nemico è la Paura. La paura attanaglia durante le ore di piantone, è terrore puro di non sapere se domani potrà essere un altro giorno da vivi. Il nemico è il panico, che non permette più di ragionare, che spezza la logica e pure l’istinto. Il rumore del battito del cuore amplificato in sala scandisce il tempo di questa paura.

Il motore trascinante di tutto lo spettacolo, in cui Mazzarelli interpreta sia il ruolo del comandante che quello del soldato, è proprio la dialettica della paura: perché entrambi i personaggi decidono di arrendervisi. Anche il comandante, che pure è così duro e inflessibile, sa che la Paura ha già vinto, nel momento in cui ha fatto in modo che quell’uomo azionasse il grilletto contro la sua stessa mano.

E quando la condanna a morte per tradimento viene emessa, la Paura può finalmente sciogliersi e sublimarsi in qualcosa d’altro: c’è lo spazio per il ricordo, per l’ultima ora in cui, come da perfetto copione, si passano in rassegna gli istanti più significativi della vita. Una vita disgraziata fatta di strada, di amori falliti, di carcere. Ma pur sempre vita: e in quanto tale, degna di un ricordo, di una memoria.

“Fuoco!” giunge sui palcoscenici italiani in anni in cui si parte da volontari per le guerre dell’epoca moderna; e per questo motivo può dirsi una piece necessaria e assolutamente pacifista. È uno spettacolo che rivendica il diritto, per l’uomo, di essere uomo: e cioè di essere fragile, di rifiutare l’archetipo dell’eroe, di ridare dignità alla dimensione del sentimento. Quel diritto di poter dire “no” alla paura che tutto e tutti disumanizza. Quel diritto di rifiutare la logica delle armi, oggi così come mezzo secolo fa.

Sarà forse per questo motivo che Paolo Mazzarelli usa ciò che di più “umano” possiede per dare vita ai due personaggi: e cioè il suo corpo. “Fuoco!” è uno spettacolo di parola, e per di più di parola poetica non sempre facile, con una sintassi volutamente letteraria per cui il recitato non è più parlato (Mazzarelli ha infatti unito nella drammaturgia due testi: “Ouverture russa” di Heiner Müller e “Flauto di vertebre” di Vladimir Majakovskij). Tuttavia quello che qui spicca è l’uso quasi espressionista del volto, della voce, del corpo che segue i passaggi tra gli stati d’animo dei due personaggi: ora irrigidendosi, ora lasciandosi completamente andare all’euforia del ricordo, ora tremando, ora urlando. Un corpo che danza sull’onda della recitazione, di cui pure Mazzarelli dà una prova di ottima qualità.
Un corpo che ci urla: “Sono un uomo”.

FUOCO! di Paolo Mazzarelli in PRIMA REGIONALE a Dolo, Cinema Teatro Italia, sabato 24 marzo 2007, ore 21.00, all’interno della rassegna teatrale “Paesaggio con Uomini” organizzata da Echidna Cultura.
Da “Ouverture russa” di Heiner Müller e dall’opera poetica di Vladimir Majakovskij.
Regia, drammaturgia e interpretazione: Paolo Mazzarelli; Luci:Lino Musella e Paolo Mazzarelli; postazioni sceniche: Franco Bencis.
Una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi.
Info: www.echidnacultura.it, www.cssudine.it