Nel 2005 si è celebrato il centenario dalla nascita di colei che il cinema ha consacrato “divina” per eccellenza: Greta Garbo. Con l’occasione della ricorrenza, Frassinelli ha ristampato il libro di Antoni Gronowicz, il poeta scrittore polacco che nel 1990 raccontò al mondo la misteriosa vita dell’attrice in una completa e scioccante biografia.
Gronowicz, in questo libro, ripercorre la vita della Garbo, scandita dai film più famosi, ma anche dai suoi amori, dalle morti delle persone più care, dal silenzio dopo il ritiro dalle scene, dalla solitudine della vecchiaia. Il racconto del romanziere polacco è molto veritiero, come se fosse stato scritto dall’attrice in prima persona: è il frutto paziente di lunghi anni di amicizia tra il poeta e l’attrice, durante i quali Gronowicz ha trascritto tutto ciò che la Garbo gli aveva detto di sé e annotato considerazioni sul suo comportamento e il suo carattere.
In vita la Garbo non autorizzò mai una sua biografia ufficiale, poiché non amava parlare di sé e soprattutto non voleva che il suo mito di femme fatale, così faticosamente costruito e conquistato, venisse rovinato svelando la sua vera personalità. Greta infatti, non aveva mai creduto fino in fondo nel suo “genio”: conosceva bene i suoi punti deboli, come la sua scarsa cultura derivata dalle umili origini, ed era consapevole che la sua leggenda fosse il frutto di un lavoro durissimo che l’aveva impegnata negli anni migliori della sua vita e le era costato enormi sacrifici, soprattutto affettivi.
Ma il lavoro di Gronowicz è pregevole perchè, oltre ad offrire uno sguardo privilegiato sul mondo del cinema Hollywoodiano negli anni prima della seconda guerra mondiale, mette a nudo, a volte anche duramente, la vera Greta: una donna fragile, bisessuale, vittima dello spietato Star System americano che, sebbene avesse reso il suo volto un simbolo per la società occidentale degli anni venti e trenta, l’aveva anche privata della sua vera identità, imprigionandola nel mito.
Con “Greta Garbo” Gronowicz ha il merito di contribuire a trasmettere alle generazioni più giovani il ricordo della “divina” e di attirare l’attenzione sui suoi film, ormai appartenenti alla storia del cinema: “solo attraverso un libro possiamo far conoscere ai posteri chi siamo stati e ciò che abbiamo fatto. I libri continuano a parlare di noi e per noi anche quando siamo scomparsi da tempo.”
La biografia
Greta Lovisa Gustafssonn era nata a Stoccolma il 18 settembre del 1905 da una famiglia molto modesta. La madre era una donna egoista e materialista che non perdeva occasione per sgridare la piccola Greta e i suoi fratelli; il padre invece era buono e affettuoso, ma aveva il vizio dell’alcol e morì molto presto, costringendo la figlia, poco più che bambina, ad abbandonare gli studi per contribuire al mantenimento della famiglia.
Greta, introversa ma allo stesso tempo testarda e ribelle, aveva sempre desiderato uscire da quella realtà per dedicarsi alla recitazione. Con molta fatica si iscrisse quindi all’Accademia d’arte drammatica dove conobbe il più importante regista svedese del momento: Mauritz Stiller. Questi sarebbe diventato il suo pigmalione, il suo mentore – nonché unico grande amore – e l’avrebbe trasformata in Greta Garbo (dal verbo polacco “garbowac” relativo alla concia delle pelli, volendo significare la sua trasformazione da ragazza semplice e modesta in grande attrice).
Grazie a Stiller, dopo il secondo film, la Garbo era già sufficientemente famosa da approdare negli Stati Uniti e firmare un contratto con la potentissima Metro Goldwin Mayer. Da quel momento iniziò la sua scalata verso il successo a cui l’attrice, che ormai camminava sulle proprie gambe, si dedicò anima e corpo, riuscendo a realizzare in quindici anni più di venti film, tra i quali vale la pena di ricordare i successi di: “Anna Karenina”, “Anna Christie”, “Mata Hari”, “Grand Hotel”, “Ninotchka” che contribuirono, assieme all’enorme pubblicità della MGM, a renderla nell’immaginario collettivo una femme fatale, divina e irraggiungibile.
Il mito della Garbo, venne alimentato anche dalla ritrosia dell’attrice ad accettare le regole mondane dello Star System: raramente infatti si faceva vedere in pubblico e ancor più di rado rilasciava interviste. Questa riservatezza, si sarebbe poi trasformata in un vero e proprio silenzio, quando Greta, dopo l’insuccesso del suo ultimo film “Non tradirmi con me” (1941), si ritirò per sempre dalle scene all’età di soli 36 anni. La Garbo morì nel 1990, dopo una lunga esistenza, tormentata e priva di affetti vissuta in solitudine, alla quale il denaro e la fama non avevano potuto porre rimedio.
I Film di Greta Garbo
• Gosta Berlin Saga (La saga di Gosta Berlin) 1924, muto. Regia di Mauritz Stiller
• Die Freudlose gasse (La via senza gioia) 1925, muto. Regia di G. Wilhelm Pabst
• The Torrent (Il torrente) 1926, muto. Regia di Monta Bell
• The Temptress (La tentatrice) 1920, muto. Regia di Fred Niblo
• Flesh and the Devil (La carne e il diavolo) 1927, muto. Regia di Clarence Brown
• Love (Anna Karenina) 1927, muto. Regia di Edmund Goulding
• The Divine Woman (La Divina) 1928, muto. Regia di Victor Siostrom (perduto)
• The Mysterious Lady (La donna misteriosa) 1928, muto. Regia di Fred Niblo
• A Woman of Affairs (Destino) 1929, muto. Regia di Clarence Brown
• Wild Orchids (Orchidea selvaggia) 1929, muto. Regia di Sidney Franklin
• The Single Standard (Donna che ama) 1929, muto. Regia di Jonh S. Robertson
• The Kiss (Il bacio) 1929, muto. Regia di Jacques Feyder
• Anna Christie 1930, parlato. Regia di Clarence Brown; Versione in tedesco, Regia di J.
Feyder Romance (Romanzo) 1930, parlato. Regia di Clarence Brown
• Inspiration (La modella) 1931, parlato. Regia di Clarence Brown
• Susan Lenox, her Fall and Rise (Cortigiana) 1931, parlato. Regia di Robert Z. Leonard
• Mata Hari 1932, parlato. Regia di George Fitzmaurice
• Grand Hotel 1932, parlato. Regia di Edmund Goulding
• As You Desire Me (Come tu mi vuoi) 1932, parlato. Regia di George Fitzmaurice
• Queen Cristina (La Regina Cristina) 1933, parlato. Regia di Rouben Mamoulian
• The Painted Veil (il velo dipinto) 1934, parlato. Regia di Richard Boleslawski
• Anna Karenina 1935, parlato. Regia di Clarence Brown
• Camille (Margherita Gauthier) 1937, parlato. Regia di George Cukor
• Conquest (Maria Waleska) 1937, parlato. Regia di Clarence Brown
• Ninotchka 1939, parlato. Regia di Ernest Lubitsch
• Two Faced Woman (Non tradirmi con me) 1941, parlato. Regia di George Cukor
Antoni Gronowicz, “Greta Garbo”, Milano, Frassinelli, 1990, ultima ristampa maggio 2005, 435 pag






