Tenda, coltello e omicidio rispondono all’appello; e anche se stavolta la ragazza aggredita non è vittima ma carnefice, una serie di potenti accordi di familiare asprezza sonora e ritmica finiscono per far echeggiare idealmente la parola: “Psycho!” nella scena di una pellicola muta di trentun anni precedente il capolavoro hitchcockiano.
Ma non è stata questa la sola reminiscenza musicale che ha gratificato il pubblico di Blackmail (1929) durante la proiezione di ieri, 1 luglio 2008, nella speciale cornice della Piazza Maggiore di Bologna. Vertigo, Spellbound, The Trouble with Harry: tutta una serie di fantasmi sonori evocati con perizia da Neil Brand, autore della partitura sinfonica appositamente realizzata per questa edizione de “Il Cinema Ritrovato”.
L’approccio di Brand alla composizione (orchestrata da Timothy Brock, responsabile inoltre della direzione dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna durante lo spettacolo) è stato con ogni evidenza guidato soprattutto da sincero entusiasmo. Entusiasmo dovuto, si sa, ad una lunga consuetudine di Brand con i linguaggi sonori dei massimi commentatori dell’arte hitchcockiana: Rozsa, Waxman e, soprattutto, Bernard Herrmann. Ed è stato certo in forza di questa entusiasta consuetudine che le citazioni di stili e opere di tali musicisti a contrappunto di Blackmail si sono consolidate in un tutto fluido e convincente, assolutamente lontano dall’essere mera emulazione o compiaciuto omaggio manierista.
L’entusiasmo, ovviamente, da solo non sarebbe bastato: ad esso Brand ha coniugato una studiata ricostruzione dei procedimenti tematici e d’elaborazione formale tipici dei compositori hitchcockiani, in particolare – ci è parso – di Herrmann. La citazione musicale, in questa partitura di Brand, non è infatti mai semplice prestito o calco; il suono della classicità di Hitchcock è stato invece cercato nei tipici moti degli archi, nella densità delle tessiture o nella brutalità ritmica, senza mai far riferimento a precedenti specifici. Va senz’altro menzionata, sempre a tale proposito, la sottigliezza di Brand nel far uso di temi completamente originali ma basati su quattro note disposte in forma di croce sul pentagramma: proprio come faceva Herrmann, che in questa cifra aveva una delle sue più importanti “firme” come compositore cinematografico e non.






