Il coro del Teatro La Fenice omaggia Arvo Pärt

Claudio Marino Moretti impegnato nella duplice veste di direttore e pianista

L’ascoltatore più attento e affezionato alle proposte del Teatro la Fenice di Venezia ricorderà come nel concerto d’apertura della presente stagione sinfonica si sia voluto rendere omaggio alla figura di Benjamin Britten, all’interno dei festeggiamenti del centenario della nascita, con una composizione di Arvo Pärt.

Cantus in memoriam Benjamin Britten non fu probabilmente solo una coincidenza ma piuttosto una sorta di anticipazione del concerto di domenica 23 marzo, interamente dedicato alla figura del compositore estone attraverso una rosa di brani scritti tra gli anni settanta fino ai giorni nostri che hanno visto come protagonista Claudio Marino Moretti nella duplice veste di direttore del coro del teatro e pianista.

La notorietà dei brani pianistici proposti in apertura della prima e seconda parte del concerto come Für Alina e Variationen zur Gesundung von Arinuschka sono serviti da apripista alle distese atmosfere suscitate da una serie di opere per coro e organo. Sebbene lo spazio di una chiesa sia senza dubbio più indicato ad accogliere la natura dei brani proposti, la prepotente spiritualità che caratterizza il Salve Regina e il Veni Creator è riuscita comunque a costringere autorevolmente la semplicità di una breve melodia, inizialmente intonata all’unisono, ad aprirsi a un’intricata ma mai sofisticata diramazione polifonica, in un percorso scandito per progressioni che conducono a un inaspettato culmine di grande pienezza sonora.

Su queste suggestioni si inserisce l’intimo virtuosismo della voce del violino ricreato da Roberto Baraldi in Fratres che conosce una riappacificata ma mai rassegnata distensione solamente alla conduzione del contemplativo incedere della celebre Spiegel im Spiegel. Sebbene più elementari dal punto di vista musicale, non hanno di certo suscitato meno curiosità le più recenti The beatitudes e Littlemore tractus probabilmente consci del fatto che costituiscono due dei rari esempi di composizioni corali di Pärt che si avvalgono di un testo in lingua inglese.

A conclusione della serata il Magnificat per coro a cappella raccoglie in termini di intensità espressiva e spessore sonoro i luoghi rivelati al pubblico nel percorso musicale che ha contrassegnato il concerto.

Ottima prova per il coro del teatro che si è distinto per compattezza sonora e pregio timbrico supportato come sempre dal suo fido direttore Claudio Marino Moretti e per l’occasione da Ulisse Trabacchin all’organo.