Da mercoledì 15 a sabato 25 aprile 2009 Napoli, Nuovo Teatro Nuovo
Santo Rocco e Garrincha in collaborazione con Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, ArtedanzaE20, Teatro Stabile dell’Umbria presenta
Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche
di Filippo Timi e Stefania De Santis
con: Lucia Mascino, Luca Pignagnoli, Marina Rocco, Paola Fresa, Filippo Timi
Luci, suoni e scenotecnica Luca De Marinis
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Un poveraccio quando esce fuori di testa si sente Re, un Re quando impazzisce che cosa si può mai immaginare di essere? L’interrogativo rappresenta l’incipit da cui ha origine Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche, spettacolo che segna il ritorno in palcoscenico di Filippo Timi, nella doppia veste di attore e di co-autore con Stefania De Santis.
Protagonisti di questa autentica “commedia”, prodotta da Santo Rocco e Garrincha in collaborazione con Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, ArtedanzaE20 e Teatro Stabile dell’Umbria, sono, oltre allo stesso Timi, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli, Marina Rocco e Paola Fresa. Luci, suoni e scenotecnica sono a cura di Luca De Marinis.
Un atteso ritorno alla scena teatrale per Filippo Timi, dopo le notevoli esperienze cinematografiche e letterarie, che sottolinea quanto sia sempre pronto a mettersi in gioco, prendere in giro se stesso, le sue manie e insicurezze, soffermandosi, poi, su quelle dei “malcapitati” che catturano la sua attenzione.
La rappresentazione, surreale e scanzonata, si serve della tragedia e maschera di Amleto per utilizzarla come (pre)testo, incanalandosi, poi, verso un qualcos’altro. Più che di un Amleto giustamente vendicatore, Timi, fa dell’eroe shakespiriano un personaggio stanco dei cliché che gli hanno affibbiato, stufo del dover ogni sera tornare in scena, indossando i soliti costumi.
Avrebbe voglia di fare dell’altro, riuscire per una volta a sdrammatizzare sul proprio destino, prendersi meno sul serio, restare con i suoi amici o le sue donne. Saranno proprio quest’ultime le principali protagoniste dello spettacolo, costrette da un’isteria indotta, ma sicure di ciò che provano, trovando sostegno nella comprensione e complicità di questo singolare Amleto.
Consapevoli del loro spessore, sapranno vivere e districarsi, tra un divertente soddisfacimento di pruriti sessuali, all’affermazione di profonda coscienza della loro d’identità.
Si passa così, in successione, da una Marylin Monroe, capitata lì un po’ per caso e uccisa dal proprio narcisismo, ad una mamma, passando per un’Ofelia che, vinte le proprie angosce dettate dall’autore inglese, saprà farsi innocente e furba, come i veri amori.
“Di fronte alla realtà – scrive Timi in una nota – di fronte a certi irrimediabili eventi come la morte, la perdita di un amore, il cuore e il cervello impazziscono, hanno bisogno di trovare fughe e nuove logiche per non soffrire così tanto. Ridere, è la risposta della coscienza alla tragedia? Ridere il pianto. Ridere la morte. Ridere l’abbandono. Ridere il tradimento. Ridere la follia. Ogni sentimento ha una bocca, e io voglio far ridere la bocca dei sentimenti! Ogni vita è lo specchio della vita”.
Un’artista, Filippo Timi, che non smette di sperimentarsi, attento a divertire nel rinnovarsi, mettendo la maturità professionale a servizio della sua curiosità da bambino. Sa su chi e come ‘investire’ l’attore umbro, in questi tempi disorientati e disorientanti.
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Un poveraccio quando esce fuori di testa si sente RE, un RE quando impazzisce che cosa si può mai immaginare di essere?
Un ragazzino viziato… che probabilmente se avesse mai sbirciato nella camera dei genitori, li avrebbe trovati a fare le orge con le fattucchiere di corte e i soldati in divisa… un ragazzino viziato che d’improvviso si sveglia nella notte… inizia a ridere e demolire il mondo… esasperando i meccanismi di potere, desiderio… e brama…. che regolano la natura violenta dell’uomo.
Lui, il delfino del re, dalla vetta della piramide, come un giullare, pezzo per pezzo, comincia a smontare, mattone su mattone, la piramide stessa… crollando con essa…
“Ed ecco che una notte un’immagine m’arriva furente al cuore.
Se io avessi coscienza del mondo… la netta percezione che tutto quello che accade è solo un’eterna ripetizione… mi verrebbe da ridere, amare con la stessa leggerezza di chi calpesta un fiore… uccidere con la stessa frivolezza… violentare con la medesima noncuranza… ma… gli effetti delle azioni si imprimono nella memoria del cuore e nella carne dell’anima… ed ecco che l’abisso arriva alla gola.”
Di fronte alla realtà, di fronte a certi irrimediabili eventi, la morte, la perdita di un amore… il cuore e il cervello impazziscono, hanno bisogno di trovare fughe e nuove logiche per non soffrire così tanto.
Ridere, è la risposta della coscienza alla tragedia? Ridere il pianto. Ridere la morte.
Ridere l’abbandono. Ridere il tradimento. Ridere la follia.
Ogni sentimento ha una bocca, e io voglio far ridere la bocca dei sentimenti!
Ogni vita è lo specchio della vita.
Guardati, disse un giorno Amleto ad Ofelia, guardati in me… come fai a non ridere di te?
Insomma, Una commedia. Tra potere, oblio, frivolezze e pazzia.
Filippo Timi
Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche, di Filippo Timi e Stefania De Santis
Napoli, Nuovo Teatro Nuovo – dal 15 al 25 aprile 2009
Info e prenotazioni al numero 0814976267 – [botteghino@nuovoteatronuovo.it->botteghino@nuovoteatronuovo.it]
Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (feriali) e ore 18.00 (domenica)






