Cinema 2006
Tre giovani francesi devono recarsi a Tbilissi per una questione d’eredità. Prendendo l’autobus fanno uno straordinario incontro.
Gela Babluani è lo stesso regista di una delle pellicole francesi più interessanti dell’anno, 13 – Tzameti , una storia disturbante, filmata in bianco e nero e di una violenza completamente controllata. Con L’eredità si serve dell’aiuto del padre, Temur. Possiamo tranquillamente affermare una buona linea di continuità sia sul fronte registico che della sceneggiatura. Anche in questo caso abbiamo a che fare con una uccisione involontaria. Ma se, in 13, Géla optava per movimenti di macchina suscitanti un continuo senso ansiogeno, in L’heritage i due Babluani cercano di sdrammatizzare ogni situazione potenzialmente noir iniettando scene umoristiche (il commerciante dell’angolo che fa credere di essere muto).
La sinossi del film ha la particolarità di presentarci un gruppo di uomini che assistono inermi ad un episodio decisamente lontano dalle proprie appartenenze culturali (un omicio programmato). Ciò che colpisce non è dato tanto dall’azione in sé quanto dalla reazione delle persone che assistono, dall’esterno, al crudo evento. E’ questo trio che spaventa perché incapace di comprendere le tradizioni del paese in cui si trova. Il comportamento dei francesi è continuamente ripreso dai due cineasti ed è la buona trovata della pellicola. Condividiamo con loro stupefazione, dubbi, questioni esistenziali. Viene, quasi, da chiederci quale sarebbe la nostra reazione di fronte a un fatto che il nostro sguardo occidentale reputa anomalo e bizzarro.
Alle volte sembra di assistere a un documentario il cui fine è quello di raffigurare un mondo non molto distante dal nostro geograficamente e tuttavia molto diverso.
I paesaggi ripresi confermano un senso sottile del ritratto da parte dei due realizzatori. In una sola scena, tutta una storia si indovina o quantomeno si percepisce dietro un volto scavato o una semplice espressione. Con dei piani stretti, si rende omaggio agli uomini di
questo paese. Alle volte, questo rispetto blocca il ritmo della pellicola ma resta, indiscussa, una bella
sincerità e soprattutto un’intrigante riflessione su un
orizzonte rurale che sembra giustificare quest’eredità.
Regia: Géla Babluani ,Temur Babluani
Anno: 2006
Nazione: Georgia / Francia
Durata: 75′
Genere: drammatico









