LIBRI DA ARDERE
di Amélie Nothomb © Editions Albin Michel – traduzione di Alessandro Grilli
regia di Cristina Crippa – luci di Nando Frigerio – suono di Jean Christophe Potvin
con Elio De Capitani, Corrado Accordino e Elena Russo Arman
una produzione TEATRIDITHALIA/Asti Teatro
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Ironica e maliziosa per alcuni, nera, sulfurea e morbosa per altri, Amélie Nothomb è autrice di romanzi di successo che hanno ispirato film e spettacoli, tuttavia ha scritto un unico testo teatrale, Libri da ardere. Cristina Crippa, attrice storica del teatro dell’Elfo e sua assidua lettrice, ha scelto di portarlo in scena, certa della forza dei tre personaggi e dell’attualità di questo gioco crudele. Ne è nato uno spettacolo che ha debuttato al Festival Asti Teatro ’06 ed è stato già riproposto con successo al Teatro dell’Elfo di Milano, a Roma e in tour nel 2008, sempre con gli stessi efficaci interpreti: Elio De Capitani, Elena Russo Arman e Corrado Accordino. Un successo consolidato nel gennaio 2009 al Teatro Filodrammatici di Milano dove, Libri da ardere, ha registrato il tutto esaurito.
Una città, forse di un paese dell’est europeo, in un gelido inverno di guerra è stretta nella morsa finale di un assedio. Un tempo ha avuto una rinomata università e una brillante vita culturale, ormai è semidistrutta dai bombardamenti e ridotta alla fame. Ancora in piedi, la casa di un illustre professore di letteratura ospita, oltre al padrone di casa, Daniel, il suo assistente, e una giovane allieva, amante di turno di Daniel. La situazione d’emergenza altera brutalmente questo microcosmo: a poco a poco i normali punti di riferimento, non solo le convenzioni formali, ma anche quelle più solide su cui si basava l’esistenza precedente crollano, travolti dal puro desiderio di sopravvivenza, che inverte e modifica ogni rapporto, intellettuale, affettivo, di potere, e stravolge il senso intimo di ogni gesto, di ogni abitudine.
Il freddo domina la scena, con la sua capacità di paralizzare, di annullare ogni desiderio che non sia legato ad un pur minimo innalzamento della propria temperatura corporea. È Marina, fragile sotto l’apparente spregiudicatezza, a soffrirne di più, e a proporre per prima l’utilizzo della fornita biblioteca del professore come combustibile.
All’inizio si tratta quasi di un gioco un po’ intellettuale, un complicato “distinguo” tra buona e cattiva letteratura. Ma alla fine, giunti all’ultimo romanzo sopravvissuto, non sono più le qualità letterarie ad avere importanza. E il libro rivela tutta la sua valenza simbolica: rappresenta ciò che più identifichiamo con l’umano: il linguaggio, la comunicazione, la capacità di raccontare e ricordare, la voglia di sognare e immaginare insieme ad altri esseri umani. E allora, dopo l’ultima fiammata, non resta che la grande piazza coperta di neve e bersagliata dalle bombe, per aspettare la morte.
DALLA RASSEGNA STAMPA:
Sotto i bombardamenti e gli incendi di una guerra simile a quelle appena passate o prossima ventura, a dominare la scena spoglia è il corposo e solido (e infaticabile) Elio De Capitani.
Libri da ardere sono quelli che gradualmente alimentano la stufa in un inverno freddissimo. Anche se il freddo maggiore sarà ovviamente quello interiore dei rapporti tra i protagonisti. Un altro periscopio crudele puntato sulla crudeltà di oggi.
Gianfranco Capitta, il manifesto
Ma posso dire che De Capitani è un vero fenomeno. Si diverte da morire, con ogni evidenza. E tutto gli viene facile, con il suo corpo e la sua bella voce tenorile. Ma mi sono piaciuti anche Elena Russo Arman, che dell’Elfo è socia giovane e solidissima, e Corrado Accordino che invece è (sempre per l’Elfo) un interprete nuovo e così in gamba da tenere testa ad una forza della natura come De Capitani.
Franco Cordelli, Corriere della Sera
Messo in scena – con sobria incisività e una notevole penetrazione nella scrittura fintamente semplice della Nothomb – da Cristina Crippa, che rivela sensibilità e curiosità nei confronti di scelte drammaturgiche non ovvie, Libri da ardere può contare su un trio di’interpreti affiatati.
Maria Grazia Gregori, delteatro.it
La vicenda è quella di un professore di letteratura, interpretato dal bravissimo Elio De Capitani, perfetto nei panni del suo cinico, colto, tromboneggiante e vile personaggio, del suo assistente Daniel, idealista ma non troppo, Corrado Accordino, della giovane allieva Marina, iconoclasta, anoressica, attanagliata da gelo, la prima a ”soccombere” alla barbarie della guerra, cui dà vita con bel temperamento Elena Russo Arman, … Ma la domanda che il testo sollecita non è se in guerra la vita sia più importante della letteratura, bensì: l’uomo privato della ragione, dell’arte, del suo godere per una parola, un quadro, un tramonto, che uomo è?
Magda Poli, Corriere della Sera
Uno spettacolo che fa onore a Teatridithalia e un ottimo testo, l’unico dato al palcoscenico da Amélie Nothomb, adorata da Cristina Crippa che l’ha messa in scena con partecipe intelligenza insieme a tre attori, stupefacenti per adesione a una storia dove una guerra scandisce un intrigo di passioni alla Marivaux.
Trasparente parabola della vita che si rifiuta di soccombere, del crollo dei valori (libri, cultura): ma trattata come scontro di generazione e di linguaggi, antitesi fra la “finta” saggezza del prof e la fisica rivolta dell’allieva… De Capitani conferma quanto ci ha mostrato sullo schermo nel Caimano di Moretti, di essere un grande attore.
Ugo Ronfani, Il Giorno
Dal 9 al 31 dicembre al Teatro dell’Elfo, via Ciro Menotti 11, Milano
Feriali ore 20.45 – Tutte le domeniche e sabato 26 ore 16 – Riposi: tutti i lunedì, giovedì 24 e venerdì 25 dicembre – Intero 25 €, ridotto 16 €, martedì 15 € – Informazioni e prenotazioni: tel. 02. 716791, [info@elfo.org->info@elfo.org], www.elfo.org
31 dicembre: intero 43 €, ridotto 33 €






