La mostra allestita alla Biblioteca Nazionale Marciana illustra il soggiorno sardo e veneziano del celebre pittore livornese, prima del trasferimento nella capitale francese. Una mostra che apre nuove strade alla critica d’arte specializzata nella pittura di Modigliani, ma che risulta un pò oscura per il grande pubblico.
Amedeo Modigliani fu un autore che segnò un’epoca di transizione, il passaggio tra il modo di far pittura dell’800 e la modernità del ‘900.
Nacque a Livorno, non troppo distante da Castiglioncello, il luogo di ritrovo della pittura macchiaiola e frequentò Micheli, allievo di Fattori. Viaggiò molto e, nel 1903, approdò a Venezia. L’ambiente veneziano del primo ‘900 è molto vivace: sono gli anni delle prime Esposizioni Internazionali d’arte, le Biennali, gli anni del soggiorno veneziano di tanti pittori come Cadorin o Boccioni, che diventeranno amici di Modigliani.
È singolare che l’artista, pur scrivendo in una lettera che dal soggiorno veneziano egli abbia ricevuto gli insegnamenti più preziosi della sua vita, non ci lasci quasi nulla realizzato durante questo periodo.
Dopo Venezia, Parigi: la città che attira tutti, o quasi, i pittori dell’epoca perchè sembra irradiare una luce nuova. Dalla capitale francese, Modigliani non tornerà più, il pittore ‘maledetto’ muore nel gennaio del 1920.
Il periodo francese è l’età più nota di Modigliani. Sono celebri i legami che strinse con Picasso, con Max Jacob, Derain e molti altri pittori presenti all’epoca a Parigi. Qui scopre l’arte primitiva africana e, come avviene per Picasso o Matisse, ne rimane affascinato.
Tuttavia il primo riconoscimento ufficiale viene proprio da Venezia, in cui, nella Biennale del 1922, viene celebrato con una retrospettiva.
Ma veniamo alla mostra. Curata da Christian Parisot, l’esposizione è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la città di Venezia e il Comune di Cagliari, per ricordare due soggiorni importanti, ma poco noti del pittore. Di Modigliani sono esposti 22 disegni e 9 oli, messi affianco alle opere dei suoi contemporanei veneziani e francesi, opere datate tra la fine dell’800 e il primo ventennio del ‘900. L’esposizione ha permesso di mostrare alcuni dipinti della donazione Licudis fatta alla Biblioteca Marciana, le cui tele non sono mai state esposte prima: si tratta di opere di Fragiacomo, Ciardi e Favretto.
Le intenzioni del curatore sono certamente molto buone e interessanti perchè ben pochi critici, fino ad ora, hanno studiato l’opera di Modigliani in rapporto ai suoi contemporanei, soprattutto veneziani.
Tuttavia la mostra promette di più di quanto effettivamente mantenga. Non si può dire che non presenti capolavori, basta citare la presenza di tele come Giovane dai capelli rossi (l’interessantissimo e celebre dipinto ‘senza le pupille’) o il giovanile Ritratto di Medea (splendido quadretto del 1900 che appartenente ad una pittura ancora tardo ottocentesca) o i numerosi disegni, per capire che le opere esposte sono davvero notevoli.
Il nodo debole della mostra è rappresentato dagli accostamenti operati lungo tutto il percorso. Forse a causa del ristretto e angusto spazio offerto dalle sale della Libreria Sansoviniana, l’esposizione presenta un continuo andirivieni tra gli anni italiani, gli anni veneziani e quelli francesi, ricostruiti attraverso dipinti, fotografie e documenti d’epoca.
Gli accostamenti non risultano chiari: non ci sono didascalie che possano spiegare la presenza in sala di quadri di Zandomeneghi, per esempio, o di Ciardi. Si possono immaginare i legami con Fattori, Boccioni e Carrà, prima dell’esperienza futurista, ma, per un pubblico di non esperti, l’accostamento di Modigliani a Nono o Lino Selvatico, si riduce ad una vaga idea di una possibile frequentazione veneziana.
Mancano completamente informazioni, forse presenti solo nel catalogo, che inquadrino la scuola veneziana, gli artisti del periodo francese e che illustrino, per sommi capi, l’estetica di Modigliani.
Molto interessante e in linea con le mostre organizzate dalla Marciana, l’idea di esporre foto d’epoca del pittore con i suoi amici e le sue modelle e i primi cataloghi in cui figuri il nome del pittore livornese, ma, qui più che in altro luogo, si percepisce la mancanza di opportune spiegazioni.
Se è vero che la pittura di Modigliani non è tutt’oggi studiata in tutta la sua complessità, è conseguenza naturale che un pubblico di ‘ingenui’ sia tenuto a non conoscere alcuni risvolti poetici. Per questo motivo qualche delucidazione in più non sarebbe risultata sgradita, soprattutto in una mostra, come questa, che descrive un periodo poco noto ai più della breve stagione pittorica di Modigliani.
MODIGLIANI A VENEZIA TRA LIVORNO E PARIGI
Biblioteca Nazionale Marciana
di Venezia,
dal 19 maggio al 5 luglio 2005








