venerdì, Luglio 31, 2026
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Nessun Dogma International Film Festival

Prima edizione: bilanci e prospettive

La prima edizione dello NDIFF, ideato da Massimo D’orzi e diretto da Elisabetta Amalfitano, che si è svolto a Firenze dal 23 al 30 agosto, si è chiuso con un bilancio largamente positivo. Il tema di questa edizione del festival è stata la cinematografia di tre paesi dell’Europa orientale, Repubblica ceca, Ungheria e Polonia, dopo l’89, materia di un convegno che si è svolto presso la Mediateca regionale toscana il 27 di agosto e che ha visto la partecipazione di critici stranieri e l’intervento del regista ceco Ivan Fila, che ha personalmente presentato al festival i due suoi lungometraggi, Lea, del 1996 e Il re dei ladri, del 2004.

Tra i 16 film presentati nel festival, degna di nota è l’anteprima nazionale della pellicola di Darek Gajewski Warszawa, film che ha sbancato il FPFF (“Festiwal Polskich Filmow Fabularnych” ovvero “festival del cinema polacco”) del 2003 e successivamente in altri festival (segnaliamo il Platinum prize al Worldfest di Huston nel 2005).

Il film in questione, diretto da Darek Gajewski, giovane regista polacco al suo secondo lungometraggio, è un ritratto della capitale polacca oggi, città che dall’89 a oggi ha subito enormi cambiamenti e che è diventata il miraggio di tutti i giovani che dalle altre città polacche vi arrivano con la speranza di trovarvi fortuna.

Il film comincia infatti dall’arrivo in città dei protagonisti del film, Klara e Pawel, due giovani intorno ai 25 anni che si conoscono sul treno e che arrivano in città per cercare lavoro. Nel frattempo una donna di una diecina di anni in più grande, Wiktoria, prende un passaggio da Andrzej, suo coetaneo. Le storie di questi quattro personaggi, che entrano casualmente in contatto, si incroceranno con un quinto personaggio, il padre di una ragazza che da tre messi è arrivata a Varsavia e da allora è scomparsa.

Tutti i personaggi del film dovranno fare i conti con una realtà dura, che deluderà le loro speranze e le loro aspettative: Klara scopre che l’uomo che aveva promesso di aiutarla e del quale era innamorata aveva già un figlio e, non riuscendo ad accettarlo, scappa via. Pawel scopre che il suo amico dell’orfanotrofio che gli aveva promesso un lavoro e che lavora in un autosalone non può fare niente per lui. Il padre della ragazza scomparsa scoprirà che la figlia è andata all’estero vendendo il suo passaporto a un’altra ragazza. Tra Wiktoria e Andrzej, coinvolti entrambi in un problema legato a un “traffico sporco” con un affarista tedesco, sembra nascere qualcosa di importante, fino al momento in cui Andrzej, dopo avere investito Pawel, senza dare ascolto alla ferma richiesta di Wiktoria, preferirà fuggire.

Fa da sfondo a queste vicende una città invernale coperta di neve nella quale i personaggi camminano che, come suggerisce il titolo, è la vera protagonista del film. Una chimera fredda e crudele, che divora i sogni e le speranze dei protagonisti. Le ferite del passato, la completa distruzione della città dopo l’Insurrezione del ’44, la frettolosa ricostruzione in stile real-socialista, di cui il Palac Kultury i Nauki (omaggio personale di Stalin alla Polonia) rappresenta la migliore testimonianza, e la caotica modernità dei grattacieli che in questo ultimo decennio sono spuntati come funghi intorno nel centro danno a questa città un particolare leggero senso di disagio, che può provare specialmente chi, come i protagonisti del film, vi arriva da fuori in pieno inverno. Proprio come la città che li accoglie, i personaggi (con l’eccezione di Klara, che è il personaggio più “innocente”) sono gravati dal fardello del proprio passato. Malgrado la nota “minore” che percorre tutto il film, nelle ultime scene vi è anche una nota di ottimismo e di speranza: tra Pawel e Klara nasce un amore suggellato dalla surrealistica apparizione di una giraffa in una Varsavia innevata.

Malgrado qualche ingenuità (il personaggio del “cattivo tedesco” col quale Wiktoria e Adrzej hanno a che fare appare un po’ troppo stereotipo) il film è un ottimo film “corale”, nel quale le vicende dei personaggi formano un ritratto della capitale polacca oggi, che è il cuore pulsante della “nuova Polonia” nata negli anni ’90 (tra Varsavia e tutte le altre città polacche c’è una enorme distanza), città particolarissima, non particolarmente attraente dal punto di vista turistico ma molto interessante come fenomeno storico-culturale, per altro in piena evoluzione.