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Paolo Baratta e Luca Francesconi presentano il 54. Festival Internazionale della Musica

Il Presidente e il Direttore Artistico dettano le note innovative del Festival

Il Presidente Paolo Baratta,il 17 settembre 2010 nella sala del palazzo di Ca’ Giustinian, presenta il 54. Festival Internazionale della Musica di Venezia come un evento nella storia della musica in quanto momento di incontri, di dibattiti, di creatività musicali.

Queste novità si realizzano sia nella collaborazione con i componenti del Conservatorio musicale veneziano, venendo noi ospitati nel loro monumentale edificio e partecipando ai loro progetti, sia operando in armonia con La Fenice e con l’Accademia di Belle Aarti. Si viene così ad attuare un nuovo corso didattico-pedagogico di creatività: costruire un gran “gioco” da parte dei giovani delle varie scuole veneziane che gareggiano artisticamente tra loro.

Questo concetto del “gioco”, Baratta lo approfondisce ulteriormente insistendo che la Biennale nel suo complesso deve essere una impresa di creatività. La creatività senza cimento –spiega – non si eleva. Noi organizzando momenti culturali di danza, musica, pittura, architettura offriamo occasioni ai giovani di cimentarsi tra loro. Il nostro Paese è latitante in ciò, non viene spiegata questa verità del contendersi, del confrontarsi. Gettiamo sul marciapiede migliaia di diplomati nelle varie Arti senza offrire loro delle occasioni per il “gioco” del cimento, per misurarsi tra loro. Nessuna Autorità governativa ha spinto i giovani verso lo scopo cui sono vocati le nostre Biennali comportano due funzioni: portare i giovani a contatto con gli artisti e procurare a loro gli spazi necessari per agire. Stimolarli poi ad andare oltre le conoscenze di base per ispirarsi ulteriormente negli incontri, nei confronti, nella discussione e nella contesa.

Baratto offre la parola al Direttore Artistico del Festival, Luca Francesconi che sottolinea il nuovo di questa manifestazione: oltre al rapporto già consolidato tra artisti, e diverse culture, c’è l’esigenza della ricerca che sta scomparendo di anno in anno. La ricerca è la nostra novità, senza la quale non si ravviva l’arte. Occorre individuare nuovi equilibri tra spazio e tempo, tra luci e suoni e figuratività; occorre perlustrare i significati del suono nello spazio e nel tempo.
Bisogna inoltre suscitare nello spettatore la sua reattività, trasformando la sua passività in attività. Abitare tutti nel teatro in maniera diversa facendo sviluppare una nuova possibilità di ascolto.

Per il Direttore è di grande soddisfazione l’aver riunito le diverse scuole artistiche veneziane invitandole a un lavori comune in un luogo – il palazzo in cui opera il Conservatorio – nel quale il passato trasuda da tutti i muri. La presenza di Mozart (rappresenteremo in modo personale “Il don Giovanni di Mozart ) è un colloquio con il passato e ispira il presente. Il passato tuttavia non è –insiste Francesconi –un museo di oggetti morti. Gli oggetti al contrario sono vivi. I miti di Don Giovanni riguardano le nostre condizioni odierne.

Mai come ora egli è attuale per l’incombere di un nihilismo arrogante, di una pretesa dogmatica di un fondamentalismo razionale a tutto campo.
Per richiamarsi alla filosofia del “gioco” avanzato da Baratta, Francesconi aggiunge che la creatività fa paura da noi. Le nostre scuole diventano mausolei. Ci vuole un gioco artistico di contesa creativa ma anche di disciplina.l’una non può fare senza l’altra. Da noi prevale l’austerità della disciplina. Le scuole di altri Paesi hanno il problema opposto : si disprezza la tecnica, la disciplina. Si lascia l’allievo alla mercè della sua libera ispirazione senza orientarlo in regole essenziali.