Potenza.- Lavorare con i ragazzi ha sempre una propria esaltazione, i cui effetti saranno incommensurabili. Ed è quanto prova da un po’ di anni il regista Fulvio Wetzl che, mediante una propria visione del cinema rivelata alla didattica, prova a scandagliare l’animo umano con storie semplici e talvolta complesse (come in “Prima la musica poi le parole”), ma sempre attento a fare del cinema il “solo” strumento con il quale arrivare dritti al cuore, nel profondo dei sentimenti. L’ultimo lavoro si intitola “Scolari”, e l’immagine del manifesto contempla il programma per intero: un ragazzo che si disseta allo zampillo di una fontana. La sete per la conoscenza (che la scuola deve soddisfare), il bisogno fisiologico (specie d’estate) di dissetarsi, e infine la necessaria acqua per sopravvivere anche nel deserto (quello mercificato dei sentimenti). Allusioni, per condividere un percorso, attraverso la storia minima dell’ultimo secolo: gli scolari dell’immediato dopoguerra (in Basilicata o nel resto del mondo), il maestro Manzi, mito televisivo in bianco e nero, di una televisione che non c’è più, che non aveva la pretesa di essere scuola, ma di portare elementi didattici a quanti non avevano avuto la fortuna di andarci. E infine, la scuola di oggi, meno austera, che vuole insegnare anche a quei ragazzi talvolta lasciati soli davanti a videogiochi e televisioni accese nel turbinio delle parole inascoltate. Per questo è importante che il film di Wetzl recuperi i versi di Gianni Rodari, la semplicità di una fiaba per parlare profondamente.
L’idea di “Scolari” nasce da Egidio Basile, dirigente scolastico del V° Circolo Didattico di Potenza, di concerto con lo stesso regista e Valeria Vaiano, aiuto regista e attrice. Il lavoro viene rivisitato con grande passione e senso critico.
Un dittico con quanto realizzato l’anno scorso insieme alle insegnanti, con il mediometraggio 1806, dalla terra alla città, anche quello proiettato con vivo successo a Largo Pignatari a Potenza. In quel film, partendo dai toponimi delle vie del centro storico della città, prendevano corpo sullo schermo i personaggi importanti di Potenza e dei comuni limitrofi della Lucania che, in occasione dell’ elevazione della città a capitale dell’Intendenza di Basilicata, nel 1806 appunto, si incontravano, nella magnifica cornice dell’appartamento storico della Prefettura, in una sorta di simposio fantastico, in cui le diverse idee del concetto di città venivano messe a confronto. L’originalità del progetto è che in tutti i ruoli, sia dei bambini che degli adulti, sono coinvolti gli allievi della scuola, i genitori, gli insegnanti, che danno prova di straordinarie doti di recitazione.
Scolari prende invece in esame cinque diversi momenti dei rapporti tra docenti e discenti.
La scuola in piazza, quindi, per coronare un progetto didattico che fa tesoro della creatività didattica di Gianni Rodari, ma anche del monito di Giorgio Gaber che ci insegnava con passione e discrezione: “C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza; c’è solo la voglia, il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza. Perchè il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo.”




















