venerdì, Luglio 31, 2026
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“Tempesta” di Anagoor

Debutta a Milano la generazione scenario 2009 nata dalla XII edizione del prestigioso concorso nazionale riservato ai giovani artisti. Tra nuovi linguaggi e impegno civile: l'occasione per uno sguardo sulle nuove tendenze del teatro d'oggi.

Lo spettacolo, scritto da Simone Derai e Eloisa Bressan, diretto da Simone Derai e interpretato da Anna e Pierantonio Bragagnolo, svela una scena antica e contemporanea che guarda a Giorgione e ci rende partecipi visitatori dell’immagine del corpo e della concreta presenza dell’attore.

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SEGNALAZIONE SPECIALE PREMIO SCENARIO 2009

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Per la preziosa indicazione di una scena ove appare possibile coniugare radicamento e modernità, immagine del corpo e concreta presenza della carne dell’attore. Teatro radicato, dove il rapporto inquieto e appassionato con la natura è mediato dall’arte, come scrigno capace di custodire la memoria individuale e collettiva del proprio territorio. Il radicamento si compie qui grazie a una attenta cura compositiva che ruba alla pittura di Giorgione lo stupore del tempo fermato a interrogare la condizione dell’esistenza presente e l’alchimia della trasformazione possibile. L’arte si affianca alla terra a restituirci le nostre radici.
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ANAGOOR TEMPESTA

con: Anna Bragagnolo, Pierantonio Bragagnolo

studio del movimento: Simone Derai, Anna Bragagnolo – riprese video: Marco Menegoni, Moreno Callegari, Simone Derai – montaggio e regia video: Simone Derai, Marco Menegoni – suono: Marco Menegoni – assistenza: Marco Menegoni, Moreno Callegari – consulenza storica e iconografica: professor Silvio D’Amicone – scrittura: Simone Derai, Eloisa Bressan – regia: Simone Derai

produzione Anagoor, coproduzione Centrale Fies, Operaestate Festival, con il sostegno della Regione del Veneto

tempèstas in origine significò momento del giorno, solo in seguito divenne condizione, stato atmosferico e infine, in modo speciale, un tempo burrascoso e rovinoso. Ne La Tempesta, nel Fregio e in altri dipinti di Giorgione l’attimo fulmineo viene congelato nella rappresentazione naturale del lampo, dell’atmosfera e della luce di un Veneto che non ritornerà, catturato dallo sguardo che fissa la stagione e le fasi del ciclo di vita vegetale, sconvolto dal vento, saturato dalle buie nubi incombenti. Erba, terra, vento, nebbie, acqua, luce e nembi: la natura offre un codice – la cui chiave è da ricercare nella tradizione sapienziale vetero-testamentale e nei testi apocalittici – per annunciare la fine dei giorni.
Si profila dagli ultimi studi sull’opera di Giorgione un artista più inquieto del paesaggista idillico romanticamente descritto dalla tradizione. Due influenze culturali, come due tensioni sotterranee contrarie, sembrano animare Giorgione: da una parte una visione pessimistica del mondo e della sua storia assimilata dalla cultura giudaica (tutto è havel havalìm vuotissimo e incomprensibile: il passato perde valore, il presente è confuso, e anche il futuro è una tavola vuota); dall’altra la fiducia in una promessa di salvezza e nell’esistenza di strumenti per fare fronte al chaos che rimanda contemporaneamente all’umanesimo quattrocentesco, alle aspettative messianiche ebraiche e alla fede, di matrice cristiana, nell’avvento di “un nuovo cielo e una nuova terra”, alla consolazione che Dio stesso sarà tra gli uomini e “asciugherà loro ogni lacrima dagli occhi, e morte non sarà più, né ci sarà più lutto, né pianto, né pena, mai più, perché queste cose più non saranno.” (Giovanni, Apocalissi)
La costruzione drammaturgica e l’invenzione iconografica di TEMPESTA, prendono le mosse dallo studio della composizione e dei temi nell’opera giorgionesca, tuttavia – lungi dal voler creare un percorso teatrale sulla figura di Giorgione e sulla sua opera – ambiscono ad approdare a una creazione assoluta, cioè libera e indipendente.

Giorgione rappresenta una sensibilità artistica e spirituale in cui ci riconosciamo, a cui ci siamo educati e di cui continuano a nutrirsi le nostre pur diverse esperienze formative. La nostalgia per un’età della terra e della polvere e il tentativo di conciliarla con la modernità, comprendendo la profonda frattura e le tensioni
che questa frattura continua incessantemente a esercitare nel profondo della nostra società, caratterizza da tempo, come una linfa comune, i lavori di ANAGOOR. Apparteniamo a una generazione che non ha conosciuto il proprio territorio vergine ma è nata e cresciuta durante e dopo la sua definitiva devastazione. Un periodo storico in cui le Venezie sono tornate a essere
un singolare motore economico, produttore di consumi e ingranaggio della cultura mercantile globale, porta inevitabilmente aperta agli orienti del mondo, con tutte le conseguenti tensioni politiche ingenerate dal pensiero miope di chi crede che la porta aperta da Venezia al mare non debba essere altrettanto aperta dal mare a Venezia. Questa stessa generazione non conosce guerre, avendole l’occidente allontanate da sé e spinte in Terre Sante perennemente ferite e purulenti. Tuttavia è la prima ad aver assimilato l’angoscia di un olocausto nucleare, la paura di pandemie e di un contagio sessuale che ha cambiato per sempre l’amore e le relazioni, l’inquietudine per un visibile collasso ecologico. È questa percezione di noi stessi, locali e globali, visione intima e quadro d’insieme, l’oggetto d’indagine. L’Apocalissi (nel senso e di battaglia finale, e di rivelazione) che ci interessa è tanto quella universale quanto quella personale, di ciascun individuo che sente e soffre il tempo breve della giovinezza, l’irreparabile finitezza. La crescita, la sfida contro il chaos, la caducità.
Alle previsioni astrologiche dei cieli del primo lustro del XVI secolo si sostituiscono i segni dell’incombente contemporaneo, ma la condizione umana di cosciente essere effimero (che dura un giorno) rimane il primo motore dell’angoscia e dei suoi risvolti più sublimi: l’arte e la poesia.
Nel giorno e nel suo trascorrere, per ciascun uomo la propria apocalisse personale. Come in Giorgione l’Anticristo è uno di noi, così è in noi stessi che cresce l’antagonista della nostra personale battaglia.

ANAGOOR nasce a Castelfranco Veneto nel 2000 raccogliendo, attorno alle figure di Simone Derai, Marco Menegoni, Anna Bragagnolo e Paola Dallan, la precedente esperienza decennale di un gruppo di artisti del teatro. Nel 2008 è finalista con *jeug al Premio Extra – segnali dalla nuova scena italiana. Nei primi mesi del 2008, in un’ottica di decentramento dei poli culturali attivi, ANAGOOR ha inaugurato, a Castelminio di Resana (TV), LA CONIGLIERA. Situato in aperta campagna, questo spazio teatrale nasce dal recupero di un precedente allevamento cunicolo ed è ora una culla per le arti performative. Nel 2007 “Il Corriere della Sera”, insieme a Regione Veneto e Fuori Biennale, nella pubblicazione Please Disturb annovera ANAGOOR tra le principali quattro compagnie venete di teatro contemporaneo. OperaEstate Festival e Regione Veneto nel 2007 hanno inserito ANAGOOR – insieme a Pathosformel, Babilonia Teatri e Grumor – in Piattaforma Teatro Veneto: vetrina delle nuove realtà teatrali della regione. Dal 2003 ANAGOOR organizza a Castelfranco Veneto ogni estate un appuntamento dedicato alla nuova scena italiana: obiettivo primo la diffusione dei linguaggi teatrali e performativi contemporanei.

Info e prenotazioni: 02 66.98.89.93
[biglietteria@teatroleonardo.it->biglietteria@teatroleonardo.it] – www.teatroleonardo.it
www.anagoor.com