Al Teatro Toniolo ritorna la GRANDE DANZA che, tra dicembre 2009 e maggio 2010, porterà a Mestre prestigiose compagnie nazionali e internazionali accompagnate da una piacevole novità: il Progetto Supporter Danza, ovvero giovani artisti che presentano una loro creazione coreografica prima di ogni spettacolo.
Come tradizione il sipario si apre in atmosfera natalizia – sabato 19 dicembre con replica il 20 dicembre fuori abbonamento – con IL LAGO DEI CIGNI presentato dal Teatro dell’Opera della Repubblica Moldova su musica di Čajkovskij.
Al Toniolo il Balletto del Teatro dell’Opera della Repubblica Moldova, depositario di una tradizione accademica di scuola russa e sovietica e pupillo del coreografo Yuri Grigorovich, presenta una versione rigorosa e fedele ai voleri di Petipa e Ivanov, nella quale spiccano doverosamente lirismo, purezza, virtuosismo e armonia, ovvero gli ideali del canone classico intramontabili a cento anni di distanza dall’invenzione dell’icona della danzatrice cigno.
Dopo la pausa natalizia gli appuntamenti riprendono a gennaio 2010, precisamente martedì 19 con Aterballetto – Fondazione Nazionale della Danza che presenta CASANOVA, coreografie di Eugenio Scigliano su musiche di Antonio Vivaldi, Carl Phillipp Emanuel Bach, Karl Friedrich Abel, Johann shenk, Tobias Hume e Monsieur De sainte-Colombe. Una personalità espressione del Secolo dei Lumi entrata ormai saldamente nell’immaginario collettivo, ma sempre pronta, per chi decide di investigarne il senso e la presenza, a rivelare inediti aspetti e soprattutto indicare chiari legami con l’attualità, Casanova è l’epitome di una società sul baratro, figura a suo modo tragica.
La sfida di interpretare la figura dell’Avventuriero veneziano e di una società al tramonto è oggi colta da Eugenio Scigliano, che affida principalmente alla danza/danza – nervosa, spettacolare, espressiva e atleticamente esigente – il compito di evocare il mondo in cui si mosse Casanova.
Martedì 23 febbraio è la volta del Balletto di Roma – Ente Nazionale del Balletto in OTELLO, coreografia di Fabrizio Monteverde su musiche di Antonin Dvorak.
A distanza di quindici anni dal suo primo Otello creato per il Balletto di Toscana e dopo averne anche affrontato la lettura verdiana in una regia d’opera, Fabrizio Monteverde è tornato a esplorare i temi della tragedia shakespeariana per una novità assoluta creata questa stagione per il Balletto di Roma, una tra le più preparate e convincenti compagnie di danza italiane, ricca di personalità e di appeal. Partendo da una nuova scelta musicale, questa volta ispirata da suggestive pagine sinfoniche di Anton Dvorak, a partire dalla sensuale Ouverture Otello e dalle cromatiche Danze Slave, il coreografo romano immagina un’ambientazione evocativa, caratterizzata da un pontile marittimo, orizzonte che limita l’estraneo e l’ignoto.
Martedì 23 marzo la compagnia NU.D.I. – Nuova Danza Indipendente mette in scena LA STORIA INAUDITA, ideazione, regia e coreografia di Laura Pulin, liberamente tratto dal libro Teste a pera e teste a mela di Dario Fertilio che scrive: <
Il 22 aprile il sipario si apre sulla Paul Taylor Dance Company (U.S.A.) che propone tre creazioni: CHANGES che rimanda alle atmosfere hippy dei primi anni ’60 grazie alle musiche dei Mamas and Papas, BELOVED RENEGADE che parla dell’America partendo da uno dei suoi poeti fondatori, Walt Withman e BRANDENBURGS su musica di J.S.Bach. Il volto luminoso della danza americana. Così si può chiosare l’arte coreografica di Paul Taylor, l’eternamente giovane coreografo americano dal corpo atletico e dal sorriso ampio e contagioso, che nel corso di questi ultimi cinquant’anni ha attraversato il teatro di danza mondiale con energia guizzante e un certo gusto per l’understatement.
La rassegna si conclude sabato 8 maggio con VOGLIO ESSERE LIBERO, omaggio all’amore, al coraggio, a Rudolf Nureyev. su musiche originali di Valter Sivilotti. La recente ponderosa biografia di Nureyev scritta da Julia Kavanagh ha sollevato un ‘caso’ che, se possibile, ha aumentato l’alone romantico e epico che ha circondato la vita del leggendario ballerino. La scrittrice ha trovato una diversa motivazione alla celebre fuga in Occidente che nel 1961 fu un vero e proprio caso mondiale. Per la biografa non fu causata solo da un legittimo desiderio di libertà bensì da una storia d’amore con un giovane ballerino di Berlino Est. Qualunque sia la verità, tale vicenda ha offerto un nuovo intrigante spunto per affrontare una messa in scena celebrativa della vita e dell’arte del divo. È questo il caso del regista Walter Mrarmor che ha ideato questo spettacolo <
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