Orizzonti
Una donna sta scrivendo un libro sui cantanti d’opera, la loro vita e la loro fede.
In un susseguirsi ininterrotto di opere liriche e aforismi declamati.
Il film concerto del regista uzbeco è una trasposizione di opere liriche nella realtà malinconica e decadente kazaka del giorno d’oggi.
Le riflessioni ed intuizioni della protagonista sono accompagnate da massime e metafore visive che prendono vita tra atmosfere intensamente teatrali.
Gli interpreti lirici si calano in ruoli che racchiudono in qualche modo le loro essenze.
La fede nel talento come dono divino incorruttibile e la correlazione tra società ed arte, sono i capisaldi che sostengono un’identità culturale che si sta disperdendo nell’abisso della storia e l’identità di un popolo che è ancora più fragile.
Le storie, le passioni e le sofferenze raccontate dalle opere liriche dipingono una condizione esistenziale che pare essere universale, caratterizzata da inqiuetudini, disperazioni e pulsioni.
La fiducia riposta nell’arte e nella sua funzione è un elemento fortemente incarnato nelle società nordiche, in particolar modo per il popolo russo, che ne ha fatto un vero e proprio credo e forza vitale.
Ricordiamo la messa in scena del “Requiem” di Mozart, di A. Sokurov. Un film concerto che ci ha testimoniato tutto ciò, mostrandoci l’intensitità del vissuto di ogni singolo spettatore che era realmente presente in teatro durante le riprese.
Titolo originale: Vokaldy paralelder
Nazione: Kazakhistan
Anno: 2005
Genere: Documentario
Durata: 65′
Regia: Rustam Khamdamov
Cast: Renata Litvinova, Erik Kurmangali, Araksija Davtjan
Produzione: LPL Gala-TVData di uscita: Venezia 2005






