Il re è morto. Lunga vita a Black Panther. Il regista Ryan Coogler, che scrive con Joe Robert Cole, dedica il film e lo trasforma in un omaggio solenne “all’amico” Chadwick Boseman (morto a 43 anni dopo una lunga malattia). Coogler procede nella scelta audace e saggia di non sostituire Boseman, perché la sua eredità scenica è troppo forte, ma va avanti e cerca di colmare il vuoto che hanno lasciato: Boseman e Black Panther.
Così, Black Panther: Wakanda Forever costruisce i suoi 161 minuti (troppi, sempre troppi!) intorno alla morte del re T’Challa (Boseman) di Wakanda.
Sul trono di una delle Nazioni più potenti del mondo, perché piena di giacimenti dell’indistruttibile vibranio, ora c’è la regina Ramonda (Angela Bassett), al suo fianco la figlia minore, la geniale scienziata Shuri (Letitia Wright) che non riesce ad affrontare i sensi di colpa per non aver potuto salvare suo fratello; mentre Nakia (Lupita Nyong’o), super agente dei servizi segreti, amore del re defunto, si trova ad Haiti, lontano nel suo dolore.

Il tempo del lutto e del conseguente nuovo assestamento viene spezzato quando grazie a un’invenzione, commissionata dalla CIA, della giovanissima studente del MIT, Riri Williams (Dominique Thorne), in fondo all’Oceano gli americani trovano il vibranio. L’incursione degli Stati Uniti scatena la furia di una popolazione marina sconosciuta, che rivendica la proprietà di quel giacimento di vibranio.

Il regno di Wakanda è accusato di aver ucciso uomini americani, ma in realtà dietro la strage c’è l’esericito indistruttibile dei Talokanil guidato da re Namor (Tenoch Mejia), un’antica civilità che affonda nei secoli (si arriva ai Maya) le sue radici e il suo credo nell’odio contro i colonizzatori (apparso per la prima volta come Sub-Mariner nel numero #1 diMarvel Comics, pubblicato nel 1939, Namor è uno dei personaggi più vecchi del mondo Marvel e nel corso degli anni è stato sia un eroe sia un antagonista. A chi ricordasse Aquaman, Namor lo precede di due anni nei fumetti).


Con le sue forze distruttive, Namor impone un’alleanza al regno di Wakanda, che fonda la sua potenza anche sull’indipendenza politica dalle altre Nazioni. Shuri deve affrontare la rabbia della sua impotenza di fronte alla morte del fratello, la sua esigenza di vendetta nei confronti di chi vuole soggiogare Wakanda. Deve reagire e combattere per le loro vite, per la sua nazione, per suo fratello.

Wakanda Forever è un fumetto Marvel sul lutto, sulla devozione e sull’eredità, pieno di azione vigorosa e con una vena umoristica più pulsante del primo film della serie. Ma è anche un thriller geopolitico, dove si possono leggere tracce di cronaca internazione attuale. Sono due filoni narrativi che Coogler riesce a intrecciare, non senza creare qualche buco qua e là, ma nel complesso la trama è fitta e resistente.
Ripetiamo, troppo lungo, ma comunque visivamente intrigante (da passerella i bellissimi costumi di Ruth E. Carter), con un dosaggio astuto tra azione e sentimenti.
Perfetta la partitura di Ludwig Göransson.

C’è solo una scena post crediti a metà dei titoli di coda.