A Guerra fredda iniziata, nella campagna polacca si aggira uno strano terzetto: Wiktor, un musicista, Irena, una musicologa e a completare un burocrate del partito; vanno di villaggio in villaggio per raccogliere le canzoni della tradizione, da registrare su un magnetofono per la salvaguardia del patrimonio popolare. Poi, in un castello in rovina, fanno le audizioni per costituire un ensemble di musica, di voci e di danza; un’operazione che presto si trasforma in uno strumento di retorica nazionalistica, in opposizione alla cultura occidentale considerata manifestazione di un’élite decadente da spazzare via.

Durante le selezioni Wiktor incontra Zula, giovane e bella, che sa cantare e ballare ed è alla ricerca di un modo per sfuggire alla povertà: è stata in carcere per aver ucciso il padre che la abusava “Mi confondeva con la mamma, così ho usato il coltello per spiegargli la differenza “. Dall’incontro esplode la passione; ma se per Wiktor, un intellettuale, il desiderio è di andare via, a Parigi per poter suonare jazz, per potersi sentire artisticamente libero, quello di Zula è di restare in un porto sicuro, che conosce: per lei il comunismo non è un problema, mentre Parigi è un’incognita che le fa paura.

Pawel Pawlikowski mette in scena una storia d’amore ai tempi di un regime totalitario, in un mondo di artisti. Il film è dedicato e liberamente ispirato alla vita dei suoi genitori, i cui nomi sono quelli dei protagonisti. “Erano tutti e due persone forti e meravigliose, ma come coppia un disastro totale”.

In meno di un’ora e mezza scorrono dieci anni di conflitto, dal 1949 al 1959: il conflitto degli amanti e quello della Guerra fredda. Breve, acuta e smagliante è la regia, che sviluppa quadri in profondità: la passione di Zula e Wiktor in primo piano e la storia politica della Polonia sullo sfondo, uno sfondo che riverbera sui personaggi perché impatta sulle loro vite, sulle loro scelte. Un film cantato, tanto e bene; e la sofferenza è raccontata attraverso l’addizione e la sottrazione del suono. La musica esce potente dalle immagini e diviene elemento portante: le vicende dell’ensemble consentono a Pawlikowski di parlare dei cambiamenti della società polacca, la musica è veicolo per parlare di politica. Il gruppo folkloristico creato nel film è ispirato a quello fondato realmente in Polonia dopo la guerra e ancor oggi attivo.

Stratificazioni e rimandi sospingono dal particolare al generale un intenso amore, disperato e credibile, contrastato dall’interno e dagli eventi esterni e che si sviluppa ellitticamente con una progressione temporale precisata per anno e luogo: Polonia, Parigi e Zagabria, andata e ritorno. Il bianco e nero che era già in Ida, restituisce una variabilità di atmosfere e stati d’animo: il grigiore dell’occupazione sovietica, la nitidezza incisa della libera creazione nei locali jazz di Parigi e la cangianza dei sentimenti nello sguardo di Zula. Ancora una volta Pawlikowski utilizza il desueto formato 4/3 e sceglie una messa a quadro che lascia un ampio spazio sopra le teste, ma qui non per alludere a un’entità superiore, ma per creare una potenzialità compositiva su più livelli.

“Vieni dall’altra parte, là ci sarà una vista migliore”.

Cold war è un intenso melò che illumina questa stagione, una storia che rimane con lo spettatore ben oltre i titoli di coda. ”Né con te, né senza di te” al tempo della Guerra fredda; una film d’amore, un film politico, un film musicale.

Premio per la miglior regia al passato Festival di Cannes, candidato per la Polonia all’Oscar come miglior film straniero, ha vinto come miglior film, migliore sceneggiatura, regia, montaggio e migliore attrice agli European Film Awards 2018.

Da non perdere.

Titolo originale: Zimna wojna
Nazione: Polonia
Anno: 2018
Genere: Drammatico
Durata: 85′
Regia: Pawel Pawlikowski
Cast: Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc, Agata Kulesza, Cédric Kahn, Jeanne Balibar, Adam Woronowicz, Adam Ferency, Drazen Sivak, Slavko Sobin
Produzione: Opus Film, Apocalypso Pictures
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 20 Dicembre 2018 (cinema)