Il cinema come strumento di comunicazione per parlare, attraverso un cortometraggio, ai ragazzi delle scuole italiane che partecipano al progetto Pilota “A scuola di rispetto”. Questo l’obiettivo della realizzazione di un’opera “Cristallo” diretta da Manuela Tempesta che vuole affrontare un tema quanto mai attuale e che punta ad essere elemento di discussione e di riflessione per un argomento che va approfondito a livello educativo come strumento di analisi e di prevenzione.
Manuela Tempesta, sceneggiatrice e attrice, è anche presidente del Cineclub “Anna Magnani” di Roma aderente al CINIT-Cineforum Italiano e infatti nei titoli di coda di “Cristallo” appare tra i ringraziamenti la citazione del CINIT. L’autrice aveva già collaborato con il Cineforum Italiano quando aveva fatto soggetto e sceneggiatura dell’interessante documentario dedicato a Pietro Germi (e diretto da Claudio Bondì) e dell’altro prezioso lavoro “Tutte le storie di Piera” diretto da Peter Marcias e dedicato alla figura dell’attrice Piera Degli Esposti.
Per “Cristallo” la Tempesta si è avvalsa della collaborazione alla sceneggiatura di Chiara Bondì per un corto che racconta la storia di due donne, Elena (interpretata da Daphne Scoccia) e Sofia (interpretata da Giglia Marra), accomunate da un grande segreto. Una vicenda che indaga sui meccanismi che innescano i comportamenti violenti, sottolineando la necessità di interventi tempestivi in grado di arginare i maltrattamenti subiti nella vita quotidiana.
Il lavoro è molto interessante perché, con grande sintesi, pone tutta una serie di domande su quali siano i meccanismi che innestano la violenza sulle donne e come sono le reazioni e le conseguenze a queste situazioni. L’opera più che dare delle risposte pone dei quesiti e raccontando una vicenda emblematica (purtroppo una delle tante) riesce ad innescare un attenzione e un dibattito su questo tema delicato e ricorrente.
In questo racconto si indaga, quindi, sui meccanismi che scattano quando si compie o si riceve un atto di violenza, andando a scavare nei meandri della mente di chi esegue o è vittima di un’aggressione in un rapporto di coppia. La storia narrata nel breve film intende quindi richiamare l’attenzione sulla necessità di intervenire per arginare ogni tipo di mobbing o aggressione subita nella vita quotidiana, ma anche di aprire un dibattito e spiegare, attraverso la visione e la consapevolezza, a quali conseguenze può portare una violenza fisica o psicologica.
Ecco perché questo progetto, avviato da Equilibra, vuole essere un punto di riferimento per attivare un circuito, specialmente nelle scuole ma non solo, per riuscire a porre una riflessione, anche con il supporto efficace delle immagini, per fare opera di prevenzione affinché queste vicende non accadano più. In questo senso vi è già una collaborazione con la Regione Piemonte e con l’Ufficio Scolastico Regionale per andare nelle scuole a portare questo messaggio ed è da auspicare che questo percorso venga fatto anche da altre realtà regionali che già si stanno muovendo in questa direzione.
Come spiega l’autrice Manuela Tempesta “Il progetto è stato una grande sinergia perché volevamo parlare di tutte queste tematiche. Questo progetto ha abbracciato attori e attrici che mi hanno dato il loro sostegno, da Daphne Scoccia, la mia protagonista, a Giglia Marra, e poi Eleonora Cadeddu, Simone Amato che interpreta il cattivo e Giovanni Maria Buzzatti che fa l’ennesimo uomo nero. La dinamica con cui si sviluppa questo corto sono la storia intrecciata e parallela di due donne, una delle quali ricorda quello che ha subito durante una relazione, che chiaramente non parte mai in modo violento, le relazioni d’amore partono in tutt’altro modo poi si trasformano. Scattano dei meccanismi mentali e psicologici che portano ad instaurare anche delle situazioni di violenza. Il corto vuole affrontare anche questo dilemma, tra chi decide di andare fino in fondo e denunciare e chi invece decide di continuare a vivere una determinata situazione. Perché nella mia personale ricerca mi sono resa conto di quante donne, anche se capiscono di vivere una situazione sbagliata, continuano a vivere quella relazione con il rischio di altre violenze”.






