Il quarto lungometraggio del regista canadese Félix Dufour-Laperrière, in competizione nella sezione Quinzaine des Cineastes del Festival di Cannes 2025, è una storia che parla di lotta per un mondo più giusto.
Dopo il fallimento di un attacco armato di giovani attivisti contro ricchi proprietari terrieri per dare origine a un nuovo mondo equilibrato di redistribuzione di potere e beni salvandolo dal collasso ambientale, Hélène, la mente dell’organizzazione, ha una titubanza, abbandona i suoi compagni, scappa e si rifugia nella foresta.
Manon, una delle sue amiche e complici, riesce a trovarla; il suo scopo è mettere Hélène di fronte alle sue responsabilità nei confronti di un ideale e alle sue scelte personali, in una valle dove metamorfosi e grandi sconvolgimenti sconvolgono l’ordine naturale delle cose.

È un film d’animazione audace, potente e raffinato che con grande ambizione parla delle diseguaglianze del mondo.
Il pubblico assiste e non può non partecipare al dibattito interiore di Hélène che ha avuto paura, è rimasta paralizzata da un’azione che doveva compiere per non restare nella cerchia di chi è rimasto a guardare.
Félix Dufour-Laperrière utilizza dei disegni, l’aggettivo potrebbe sembrare quasi un insulto ma non lo è, semplici; sono fatti a mano e sembrano quelli dei libri illustrati per bambini. Sono disegni con contorni precisi, pieni di dettagli curiosi e precisi, quasi fotografici nei particolari scrupolosi. Ma i colori usati sono quelli di cupi dipinti, non sono quelli delle favole, hanno i lampi e le oscurità degli incubi.