I baci rubati di Omar Galliani

In mostra alla Tornabuoni Arte di Firenze 60 fotogrammi dell’artista emiliano

È una potente espressione di simboli questa nuova mostra di Omar Galliani (Montecchio Emilia, 1954) alla Tornabuoni Arte di Firenze (dal 6 maggio al 2 luglio). Già a partire dal titolo “Baci rubati / Covid 19” (titolo “rubato” al famoso e indimenticabile film di François Truffaut del 1968, che raccontava una storia intrisa di malinconica dolcezza, sulle note della bellissima e struggente canzone di Charles Trenet Que reste-t’il de nos amours?), che riporta ai giorni terribili del primo lockdown, giorni di isolamento e di rapporti negati. Simbolica anche la città che l’artista ha voluto per la “prima” della sua mostra: Firenze, città che incarna il Rinascimento, che, con la r minuscola è l’auspicio di tutti, oggi.

“Baci rubati / Covid 19” propone sessanta disegni, a comporre un affresco “realizzato – ricorda Galliani – tra il mese di marzo e giugno 2020 quando il lockdown ci ha distanziati, in affannoso silenzio ho cercato queste immagini sugli schermi di casa, registrando con un fermo immagine le tessere di questo grande mosaico disegnato a matita su tela. Sono i frammenti di una quotidianità orfana delle labbra e del respiro, di carezze non date o ricevute, di un’oscurità latente che si è imposta nella nostra quotidianità in un silenzioso drammatico crescendo”.

Omar Galliani, Baci rubati-Covid 19-17, 2021, carboncino e grafite su tela

“Osservando i quadri vediamo – scrive Sonia Zampini, che firma il testo introduttivo del catalogo della mostra – come la corsa della visione si declina in baci, abbracci,
reciprocità che nascono come risposta a quell’anelito che la separazione forzata ha soffocato. In questo modo l’arte ridona forma alla negazione che il prodotto dei tempi
ha generato. Un’impellente necessità ha spinto l’artista a ricercare visioni che descrivono contatti e ha rivolto la propria attenzione alle nostre finestre contemporanee che si affacciano sul mondo, quali sono gli schermi del computer e dei vari dispositivi ad esso afferenti. Il luogo dell’etere, abitato da moltitudini di immagini si contrapponeva, durante il periodo di confinamento forzato, alla vista che si apriva dalle finestre delle nostre case caratterizzata dalla sorda visione di un’assenza riversa su strade vuote. In questo osservare Galliani ha ricercato e prelevato fotogrammi che ritraggono persone che con il loro porsi l’uno accanto all’altro celebrano visivamente una ideale vicinanza”.

Le identità multiple descritte dal susseguirsi dei disegni sono state ideate all’artista per essere lette l’una accanto all’altra, come una grande visione d’insieme che investe il nostro sguardo.
“Ora che il tempo dei baci e degli abbracci è sospeso tra noi e altri corpi desiderati, dove la pelle e il tempo delle carezze si è interrotto, cerchiamo nell’affannoso quotidiano delle immagini, una rinnovata carezza che rimuova il tempo dell’assenza e rifondi per noi il desiderio”, annota Galliani. Che conclude la sua riflessione con un auspicio che è impossibile non condividere: “Fiat Lux!”!… A dirlo lui, l’artista che ha detto: “Le opere che amo di più le ho disegnate la notte. A volte la luce è troppo forte e gli occhi non vedono ciò che vuoi vedere”.